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L’emergenza freddo sta lasciando Kyiv e il resto del Paese al buio e al gelo. L’Europa intanto fatica a trovare una risposta unitaria a una crisi che si aggrava giorno dopo giorno. Ne ha scritto di Claudia Bettiol per Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa.

Temperature che scendono sotto i -20°C che non accennano ad aumentare e attacchi russi incessanti alle infrastrutture energetiche: così l’Ucraina affronta il quarto inverno di guerra in condizioni sempre più drammatiche. 

Un altro anno senza pace si chiude e ne inizia uno, tra gelo e blackout, attraversato da nuove tensioni politiche interne e da un sostegno europeo che, pur presente, non riesce a trasformarsi in una strategia coordinata e incisiva per contrastare il Cremlino.

La catastrofe umanitaria: milioni di persone al limite

L’ultimo massiccio attacco russo risale a pochi giorni fa. Ad essere colpite, ancora una volta, le infrastrutture civili ed energetiche delle grandi città, tra cui Charkiv, Zaporižžja e la capitale, Kyiv, che aggravano una situazione già critica.

La combinazione tra bombardamenti e ondata di freddo ha trasformato l’inverno in un’arma di guerra, il peggiore dall’inizio dell’invasione russa su larga scala. Molte abitazioni sono rimaste senza riscaldamento, mentre la rete elettrica continua a funzionare a capacità ridotta.

Maksym Tymčenko, amministratore delegato di DTEK, il principale fornitore privato di energia del Paese, ha descritto la situazione come “vicina a una catastrofe umanitaria”, alimentando ulteriori dubbi sulla reale disponibilità della Russia a un processo di pace.

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(Foto di Viktor Kirilko su flickr)

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