Dopo la gentrification, il fenomeno più recente che sta cambiando l’aspetto e le dinamiche di alcune aree geografiche ha un nome forse più familiare: Airbnb. È una piattaforma molto conosciuta e utilizzata, soprattutto da chi viaggia e ha bisogno di fermarsi a dormire da qualche parte per brevi periodi. Airbnb nasceva con l’idea di offrire un’esperienza diversa al viaggiatore. Lontano dai comfort e dall’ovattatura delle strutture di accoglienza come alberghi e resort, gli si dava la possibilità di passare qualche notte a casa di una persona del posto. Per immergersi più velocemente nel contesto locale, chiedere consigli su cosa fare, chiacchierare e talvolta stringere relazioni. Risparmiando qualcosa, nel frattempo, e garantendo all’abitante del posto un modesto guadagno.
Poi la cosa è cresciuta, Airbnb è diventata una multinazionale di cui molti analisti si aspettano l’ingresso in borsa, e ormai sono in tanti a comprare case con l’intenzione di metterle su Airbnb e aspettare che il turista abbocchi. Non più come attività amatoriale, ma professionale. Gli annunci si sono fatti sempre più precisi, all’ospite sono date tutte le informazioni necessarie per essere il più indipendente possibile. Talvolta non si incontra nemmeno di persona il proprietario di casa o chi la gestisce: si ricevono istruzioni su dove passare a ritirare le chiavi (un bar o un negozio nelle vicinanze), dove poi andranno restituite. Restano quindi il risparmio per il turista e il guadagno per chi affitta, ma sparisce tutto il resto. Il problema non si ferma però agli elementi di contorno.
La questione ha a che fare con l’economia e gli equilibri di intere città, che con questo sistema stanno vedendo i residenti “cacciati” da interi quartieri, a favore di una riconversione quasi totale degli appartamenti in spot per Airbnb. Come spiega Gaby Hinsliff sul Guardian, la dinamica si ripete con modalità sempre uguali: i contratti d’affitto scadono, il proprietario propone all’inquilino un nuovo prezzo spropositatamente alto, inducendolo a rinunciare. Così la casa si libera, e può cominciare il via vai dei viaggiatori. Alla faccia di quella che ci si ostina a chiamare sharing economy. Una delle città che sta soffrendo (o, per alcuni, godendo) maggiormente di questo fenomeno è Barcellona.
La politica cerca di porre un freno al fenomeno, anche a causa delle proteste della popolazione, ma al momento non ha trovato gli strumenti per contrastarlo con efficacia. Come molte innovazioni recenti portate dalla tecnologia e dal digitale, anche questa ha avuto un’evoluzione troppo rapida e imprevista rispetto ai tempi della politica. I limiti imposti nelle zone storiche delle città provano ad arginare la corrente, ma il flusso aggira comodamente la barriera.
Se non altro, la gentrification implica il recupero e la rivalutazione di interi quartieri. La conseguenza è che i prezzi si alzano, è vero, ma spesso si tratta di quartieri-ghetto con una percentuale molto alta di criminalità. Con l’arrivo di investimenti massicci, c’è anche un recupero di intere zone delle città da cui di fatto era esclusa la maggior parte dei cittadini e dei turisti. Come spiega l’Economist in un articolo uscito a giugno, sono operazioni che portano allo sviluppo di nuove attività commerciali, quindi maggiori entrate fiscali per il Comune. È vero che di tali recuperi potrebbe occuparsi direttamente lo Stato, modellandoli secondo logiche diverse rispetto a quelle del mercato. Ma visto che spesso gli investimenti pubblici non arrivano, ben vengano quelli privati (ai quali comunque gli Stati possono imporre vincoli in favore della popolazione).
Il fenomeno Airbnb (non in assoluto, ma quando si configura nella maniera descritta) non ha invece nemmeno queste ricadute positive. Toglie spazi alla comunità per monetizzare, ma non apporta nessun vantaggio. Si garantisce il servizio al turista, si riscuote il pedaggio, si paga qualcuno per la manutenzione dell’appartamento, e questo è tutto. Niente piazze ristrutturate e restituite alla città, niente spazi costruiti o ricostruiti da destinare a startupo a nuovi residenti. Solo un grande albergo a cielo aperto, le cui stanze sono gli appartamenti un tempo abitati, e i cui corridoi sono i marciapiedi.
(Foto di Terry Chapman su flickr)
