Sebbene sia aumentato il numero delle rettrici, in Italia le donne sono ancora sottorappresentate nelle posizioni di leadership all’interno delle università. E i dati disponibili, in contrasto con le indicazioni dell’Unione europea, sono ancora troppo pochi. Ne scrive Paola Villa su inGenere.
Su inGenere.it è stata recentemente pubblicata un’intervista di Annalisa Murgia alla Rettrice dell’Università degli Studi di Milano (la cosiddetta Statale), la professoressa Brambilla. In apertura, viene richiamato il significato simbolico dell’elezione di una donna rettrice nella ricorrenza del centenario della Statale, con l’auspicio che ciò rappresenti un passo avanti nel coinvolgimento anche delle donne nella gestione di organizzazioni complesse come gli atenei.
Questo articolo prende spunto dall’intervista alla Rettrice Brambilla per ragionare su alcuni interrogativi. Da quanti secoli in Italia le università sono state gestite esclusivamente da rettori uomini? Quante sono oggi le rettrici? Chi è stata la prima rettrice? Come si posiziona l’Italia rispetto agli altri paesi europei?
L’idea di università in senso moderno nasce nel 1088, con la fondazione dell’Università di Bologna, l’Alma Mater Studiorum, riconosciuta come la più antica università del mondo occidentale. In tutto il Medioevo vennero aperte in Europa molte università, delle quali circa un terzo in territorio italiano. L’accesso all’istruzione universitaria era un privilegio riservato agli uomini; fu solo nel 1678 che l’università di Padova concesse la laurea a una donna, la veneziana Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, conosciuta come la prima donna laureata al mondo. A maggior ragione la posizione apicale era e continuò a essere ricoperta esclusivamente da uomini. Continua a leggere su inGenere
(Foto di Nethmi Muthugala su Unsplash)
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