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Il sonno è essenziale per il nostro benessere e le ricerche più recenti continuano a sottolinearne il ruolo centrale nel mantenimento di una buona salute, in particolare per il nostro cuore. Un nuovo studio, pubblicato su Biomarker Research, ha analizzato l’impatto della riduzione del sonno, anche per un breve periodo, sugli indicatori chiave della salute cardiovascolare presenti nel sangue.

Partendo dal presupposto che la restrizione cronica del sonno è associata a un rischio più elevato di malattie cardiache e di mortalità correlata, e seguendo le recenti raccomandazioni dell’American Heart Association che sottolineano l’importanza della durata del sonno per la valutazione della salute cardiaca, i ricercatori si sono proposti di esplorare questa connessione in modo più dettagliato. A tale scopo, hanno utilizzato una sofisticata tecnologia chiamata Olink per misurare i livelli di 88 diverse proteine note per essere coinvolte nella salute o nella malattia cardiovascolare.

Lo studio ha coinvolto uomini sani che hanno trascorso del tempo in laboratorio, sottoponendosi a un periodo di sonno normale (circa 8,5 ore a notte) o di restrizione ricorrente del sonno (circa 4,25 ore a notte) per tre notti consecutive. Confrontando i campioni di sangue prelevati da questi uomini prima e dopo ogni condizione di sonno, i ricercatori hanno riscontrato differenze significative nei loro profili proteici.

In particolare hanno scoperto che, dopo sole tre notti di sonno limitato, i livelli di 25 proteine nel sangue erano molto alterati rispetto a quando gli uomini avevano un sonno normale. I livelli di alcune proteine sono aumentati, mentre altri sono diminuiti. Tra le proteine che aumentavano durante la restrizione del sonno ve ne erano diverse legate allo stress e all’infiammazione.

Ma cosa significa questo per la salute del cuore? I ricercatori hanno confrontato questi risultati con i dati di studi molto più ampi che hanno esaminato il modo in cui i diversi livelli di proteine sono associati al rischio futuro di malattie cardiovascolari. Il confronto ha rivelato un aspetto cruciale: lo schema dei cambiamenti proteici osservati dopo la restrizione ricorrente del sonno era simile ai profili proteici riscontrati nelle persone che poi hanno sviluppato insufficienza cardiaca, malattia coronarica e fibrillazione atriale. Al contrario, il profilo proteico associato a un sonno normale era più in linea con un rischio cardiovascolare inferiore.

Ciò suggerisce che anche una restrizione del sonno di breve durata può creare nell’organismo un ambiente biochimico associato a un rischio maggiore di sviluppare gravi problemi cardiaci. Lo studio evidenzia che fattori dinamici come la quantità di sonno che riceviamo possono influenzare direttamente i livelli di importanti marcatori della salute cardiovascolare.

Tuttavia, il sonno non era l’unico fattore che influenzava questi marcatori ematici. Lo studio ha anche evidenziato che l’ora del giorno in cui viene effettuato il prelievo è un fattore rilevante. Sono state riscontrate variazioni di diverse proteine dalla mattina alla sera, a prescindere dalla quantità di sonno degli uomini. È interessante notare che un numero maggiore di proteine cambiava nel corso della giornata quando i partecipanti avevano un sonno limitato rispetto al sonno normale.

Inoltre, anche l’esercizio fisico ha influenzato in modo significativo i livelli di queste proteine. L’esecuzione di 30 minuti di cyclette ad alta intensità ha causato cambiamenti in molti biomarcatori. Il modo in cui questi biomarcatori rispondevano all’esercizio fisico era diverso a seconda delle condizioni di sonno dei partecipanti. Per esempio, subito dopo l’esercizio, il numero di proteine aumentate nel sangue era maggiore dopo un sonno normale rispetto a un sonno ridotto. Alcune proteine sono aumentate dopo l’esercizio in entrambe le condizioni di sonno, comprese quelle considerate benefiche. Inoltre, i cambiamenti immediati nei livelli di proteine dovuti all’esercizio fisico erano in genere maggiori rispetto ai cambiamenti osservati semplicemente a causa dell’ora del giorno.

I risultati rafforzano il consenso crescente nella comunità scientifica sul fatto che la durata del sonno sia un fattore chiave per il benessere cardiovascolare complessivo. Gli autori dello studio suggeriscono che la comprensione della storia recente del sonno di un individuo potrebbe essere importante per valutare il rischio di malattie cardiache sulla base dei marcatori ematici. Sebbene questo studio si sia concentrato su uomini sani, esso sottolinea l’impatto significativo che un sonno insufficiente può avere sui sistemi dell’organismo legati alla salute del cuore, aprendo potenzialmente la strada a un aumento del rischio nel tempo.

(Foto di Leon Wu su Unsplash)

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