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di Riccardo Dell’Acqua

sveglia
Fonte foto.

L’insonnia non molla facilmente la sua preda, ed è (anche) per questo motivo che ci troviamo nuovamente a seguire con particolare attenzione le vicende relative ai capitolati di spesa nel sistema sanitario lombardo. Le considerazioni che seguono anticipano di qualche giorno l’imminente pubblicazione del terzo bando relativo a sacche per trasfusioni, che vedrà come capofila un noto ospedale milanese. Siamo certi che, a differenza dei due bandi di cui abbiamo ampiamente trattato su ZeroNegativo un paio di mesi fa, quello che sarà licenziato nei prossimi giorni avrà una formulazione più “raffinata”, studiata, ragionata.

Auspichiamo che la commissione tecnica incaricata di scegliere operi con grande ponderazione nel commisurare quelli che nel precedente articolo definivamo “criteri soggettivi”, rispetto ai “punti qualità”. Cose oggettive, misurabili, inopinabili. Questo è ciò che auspichiamo, ma siamo pronti anche a uno scenario diverso. Uno di quelli in cui, complice appunto l’insonnia (e magari anche una cena mal digerita o una giornata particolarmente difficile), ci si rivelino in sogno come premonizione i nomi dei vincitori del bando, prima ancora che questo sia pubblicato. Un’assurdità, ovviamente. Chi non conosce il sistema sanitario lombardo potrà chiedersi il perché di tanta preoccupazione (e di tante ore di sonno perse), ma possiamo garantire che abbiamo motivi fondati.

Il monopolio che si sta creando rischia di determinare una posizione di pregiudizio nei confronti di aziende già presenti sul mercato riconosciute universalmente come altamente qualificate. Anche, o forse soprattutto, dal punto di vista dell’utilizzatore il monopolio diventa una posizione di potere che inevitabilmente ha un risvolto negativo per l’innovazione sia tecnologica che dell’organizzazione del lavoro. Perché non permette il confronto sul territorio con altre realtà. Non solo, chi detiene una posizione dominante tende a diventare arrogante fino al punto da rendere le amministrazioni ostaggio di “posizioni falsamente legali” oppure di apparenti vantaggi economici.

In ultima analisi quindi a condizionare, le decisioni degli organi competenti. Per i “non addetti ai lavori” tutto questo può sembrare ancora una volta l’espressione dell’“Italietta” dove chi “fa la voce grossa” ha sempre ragione. Così si segue il flusso per premiare, anche qualitativamente, le stesse soluzioni operative senza chiedersi se il risultato finale possa essere migliore:

– “clamp reversibile o irreversibile sulla linea di prelievo”. Quale vero vantaggio se poi il sangue deve seguire l’unica via di flusso verso la sacca finale?

– Il filtro morbido o rigido nella produzione di piastrine. Ma quale kit garantisce alla fine la resa migliore?

– Tubo botton di diametro maggiore che può impattare sull’efficacia della connessione sterile. Ma così poca attenzione mette l’operatore nel controllare? Così poco efficaci sono i connettori sterili sul mercato da essere impattati da 1-2 mm di differenza di diametro?

Stiamo parlando di una nuova organizzazione della lavorazione che avrà conseguenze sul flusso di lavoro di centri che non avranno nemmeno la possibilità di avere un numero adeguato di operatori, ed invece di chiedere ed analizzare progetti sull’efficienza del lavoro, stiamo a disquisire su piccole differenza tecniche che, comunque, sono sempre vantaggiose a “senso unico”.

Invece di favorire innovazioni tecnologiche che rendano più “fluido” il lavoro degli operatori (esempio, presenza di una pinza saldante sul separatore per preparare i segmenti durante il basculamento della sacca dei rossi, oppure il controllo della posizione dei tubi dalla sacca sul separatore, che rende l’operatore più sicuro dovendo lavorare contemporaneamente con più di uno strumento), ci facciamo prendere dalla facilità di “seguire” il più utilizzato, quello “più forte”, cioè quello che, proprio perché “più forte”, ci può creare “problemi” e che “tutto sommato” va bene e ci basta.

Ricordiamoci che quelli in questione sono soldi pubblici. Quando si decide a chi consegnarli in cambio di un servizio o di un contratto di fornitura, bisogna sempre tenere presente che i cittadini ne hanno abbastanza (e a ragione) di essere presi in giro. Non ci sono né buoni né cattivi nella sanità, né amici né nemici. Ci sono buone e cattive attrezzature, operazioni sensate e altre che non lo sono, perché magari guidate da interessi che niente hanno a che fare con la tutela della salute pubblica. Non è quindi “chi vince” il nodo centrale della questione, ma “come” vince. Non ce l’abbiamo con nessuna azienda, perché appunto i rapporti professionali tali dovrebbero rimanere, senza sfociare in “sentimenti” che niente hanno a che vedere con la sfera del lavoro.

Non vediamo l’ora di rimanere a bocca aperta quindi, quando tra qualche settimana saranno resi pubblici i risultati del bando, e potremo esclamare «e chi l’avrebbe detto!». Chissà, forse è proprio questo ad attrarre il tarlo dell’insonnia, che attende solo di essere scacciato da una competizione seria e trasparente. Non vorremmo trovarci, tra qualche settimana, di nuovo a fare le ore piccole con gli occhi sbarrati e le dita sulla tastiera, pronte a firmare un altro articolo notturno.

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