Finalmente buone notizie sul fronte del sovraffollamento carcerario. Le detenzioni in Italia hanno conosciuto un progressivo calo a partire dal 2013, tanto che il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa ha deciso di sospendere la sentenza emessa tre anni fa contro il nostro Paese per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani. Ciò non vuol dire che il problema sia da considerare risolto e il caso da archiviare, ma è la conferma che quanto fatto a seguito della sentenza ha portato, nel giro di tre anni, a un sensibile miglioramento delle condizioni di detenzione, almeno dal punto di vista del numero di persone in rapporto agli spazi degli istituti. «Il rapporto Space – si legge su Vita –, in cui viene fotografata ogni anno la situazione del sistema penitenziario dei paesi membri del Consiglio d’Europa, ha confermato i traguardi raggiunti.
Si è evidenziato infatti che tra il 2013 e il 2014 la popolazione carceraria italiana ha avuto un calo record del 17,8 per cento, e che questa diminuzione è la più grande registrata nei 47 paesi monitorati. Questo non toglie che l’esecutivo dell’organizzazione ricordi al governo che c’è ancora della strada da fare (le celle strapiene rimangono un problema in circa 90 istituti su 185) e esprime la propria fiducia nel fatto che le autorità “continueranno gli sforzi per assicurare condizioni di detenzione in conformità con quanto stabilito dalla Convenzione europea dei diritti umani e dal Comitato per la prevenzione per la tortura”».
Il sovraffollamento non è dunque l’unico dei nodi da sciogliere nel panorama del sistema carcerario, come si legge nella sentenza della Corte di Strasburgo del 2013: «La grave mancanza di spazio sperimentata dai sette ricorrenti per periodi variabili dai quattordici ai cinquantaquattro mesi – costitutiva di per sé di un trattamento contrario alla Convenzione – sembra essere stata ulteriormente aggravata da altri trattamenti denunciati dagli interessati. La mancanza di acqua calda nei due istituti (cioè i carceri di Busto Arsizio e di Piacenza, ndr) per lunghi periodi, ammessa dal Governo, nonché l’illuminazione e la ventilazione insufficienti nelle celle del carcere di Piacenza, sulle quali il Governo non si è espresso, non hanno mancato di causare nei ricorrenti un’ulteriore sofferenza, benché non costituiscano di per sé un trattamento inumano e degradante».
Il Garante dei diritti dei detenuti della regione Toscana, Franco Corleone (ora nominato anche Commissario per la chiusura degli Opg), ha ben chiara la situazione ed è consapevole del fatto che, superata l’emergenza più grave, ora arriva il grosso del lavoro da fare, per rendere strutturale un miglioramento delle condizioni di vita durante la detenzione. «”In Italia abbiamo avuto punte di 67-68mila detenuti”, dice ancora Corleone a Vita. “E se oggi siamo a 52-53mila sicuramente dobbiamo registrare un notevole miglioramento, dovuto a una serie di provvedimenti del governo. Penso in particolare al diffondersi delle misure alternative, alla messa alla prova, alle sentenze della Corte Costituzionale sulla Fini-Giovanardi che hanno permesso di rilasciare almeno 5.500 detenuti per violazione delle norme sulla detenzione di sostanze stupefacenti. Sono poi diminuiti gli arresti”, analizza Corleone, “praticamente dimezzati dal 2008 a oggi. Siamo entrati una fase nuova, non c’è dubbio, anche se questo non vuol dire che la qualità di vita dei detenuti sia automaticamente migliorata”. […] “Il problema non si riduce a una questione di metri quadri”, conclude, “ma occorre che vengano applicate le norme del regolamento penitenziario e che siano rivisitate le tante questioni aperte, dal diritto all’affettività, al lavoro, all’integrazione”».
In questo senso è molto interessante l’esperienza, iniziata un anno fa, di istituzione di un comitato di esperti e di 18 tavoli tematici (composti da operatori penitenziari, magistrati, avvocati, docenti, esperti, rappresentanti della cultura e dell’associazionismo civile) incaricati di costituire gli Stati generali dell’esecuzione penale. Sul sito del Ministero della giustizia si possono leggere le relazioni di ciascun tavolo. Ci auguriamo che siano la base per una riforma che prosegua quanto fatto negli ultimi anni, e che trasformi il nostro Paese da esempio negativo a modello da seguire.
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