Mentre il mondo pretende come mai prima d’ora serietà, il discorso pubblico è dominato dal sarcasmo, dai meme, dalla voglia di minimizzare. Se un tempo era uno strumento critico capace di smascherare il potere, oggi l’ironia si è trasformata in un dispositivo di immunizzazione. Ne scrive Lucy sulla cultura.
Tutto, nel presente, sembra chiederci serietà: le catastrofi ambientali, l’avidità senza più dissimulazione delle oligarchie economiche, la violenza genocida e colonialista resa ipervisibile dai dispositivi di ripresa digitali. E tuttavia il discorso pubblico contemporaneo è profondamente attraversato da forme pervasive di ironia, sarcasmo e ambiguità. A partire dall’Alt-Right, con il suo uso sistematico di meme e provocazioni, l’ironia da margine critico della politica si è trasformata fino a diventare funzionale ai meccanismi stessi del potere.
Non c’è nulla di divertente nella capacità corrosiva dei complottismi contemporanei nei confronti dei valori democratici: nel migliore dei casi essi alimentano un astensionismo disilluso, nel peggiore sostengono e legittimano sovranismi autoritari. Eppure la ricostruzione paranoica della realtà messa in atto dai seguaci di QAnon negli Stati Uniti o dai fenomeni alla Vannacci in Italia affonda le proprie radici in una controcultura che aveva fatto proprio dello scherzo e della provocazione degli strumenti di disseminazione di un dubbio antisistema.
Questa coesistenza tra una richiesta diffusa di serietà e un’inflazione generalizzata dell’ironia rende urgente una riflessione sul valore e sui rischi della postura ironica in ogni ambito espressivo. La generazione a cui appartengo, quella dei Millennial, è cresciuta all’interno di un ecosistema mediale dominato dall’intrattenimento televisivo. Già nel saggio del 1990 E Unibus Pluram, David Foster Wallace aveva individuato nell’ironia una forza ambivalente capace di indicare le ipocrisie del sistema capitalistico, ma anche di neutralizzare ogni possibilità di risposta etica. L’effetto paradossale e inquietante dell’ironia televisiva, suggeriva lo scrittore, era quello di produrre spettatori sempre più consapevoli e sempre meno responsabili. Sitcom, cartoni animati statunitensi e format satirici della televisione italiana hanno a lungo deriso i paradossi del neoliberismo e del consumismo attraverso l’eccesso comico e la parodia imitativa. Risate consumate sul divano di casa che hanno contribuito a stendere un velo di leggerezza – talvolta appena percettibile, ma persistente – sull’angoscia prodotta da un modello politico ed economico fondato sull’ampliamento strutturale delle disuguaglianze. Ma dopo le risate, come cantava Wendy René, arrivano le lacrime: e nello scarto improvviso tra l’euforia comica e la dissoluzione del suo potere critico si apre un vuoto di impotenza che si allarga fino a trasformarsi in una disillusione civile stabile.
Continua a leggere su Lucy sulla cultura
(Foto di John Cardamone su Unsplash)
Col sangue si fanno un sacco di cose
Le trasfusioni di sangue intero sono solo una piccola parte di ciò che si può fare con i globuli rossi, le piastrine, il plasma e gli altri emocomponenti. Ma tutto dipende dalla loro disponibilità, e c’è un solo modo per garantirla.
