In Ucraina, mentre i curatori dei musei evacuano opere d’arte dai territori lungo la linea del fronte e gli archivisti digitalizzano documenti, una rete di organizzazioni della società civile lavora per proteggere il patrimonio culturale ucraino grazie a finanziamenti europei. Ne scrive Claudia Bettiol su Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa.
In un Paese dove le sirene antiaeree e i blackout interrompono regolarmente qualsiasi attività quotidiana da quasi quattro anni, attivisti e organizzazioni della società civile ucraina discutono apertamente non solo di sopravvivenza, ma anche di come salvare il proprio patrimonio culturale sotto attacco.
Non si tratta solo di una battaglia contro le bombe russe, ma di una lotta contro limiti strutturali più profondi: carenza di personale qualificato, salari bassi, infrastrutture fragili e un sistema culturale che, pur sostenuto da un’attiva società civile, è messo a dura prova da risorse scarse e richieste immense, e che necessita di riforme sostanziali.
A mostrare come funziona questo fronte di difesa è stato l’incontro “The influence of public control on the cultural sector of Ukraine” organizzato di recente a Kyiv dal Center for Civil Liberties, ONG ucraina premio Nobel per la Pace 2022, e con la presenza delle rappresentanti di Coalition of Cultural Actors, Detector Media e Zminotvortsi.
Oltre le opere evacuate: la crisi del personale
L’immagine più immediata – quando si pensa alla salvaguardia del patrimonio culturale in tempo di guerra – è quella di curatori che avvolgono sculture nei sacchi di sabbia, volontari che trasportano dipinti fuori da edifici in fiamme, archivisti che digitalizzano documenti mentre le sirene antiaeree interrompono il lavoro. Dal febbraio 2022, questa è la realtà quotidiana dell’Ucraina.
Ma è solo la parte più visibile di un problema più profondo: la capacità stessa del Paese di proteggere, documentare e ricostruire ciò che viene distrutto è compromessa da una crisi del personale senza precedenti.
Secondo alcuni dati delle istituzioni culturali ucraine, oggi nel Paese mancano restauratori, conservatori, architetti specializzati, tecnici del patrimonio materiale e immateriale. Una carenza che precede la guerra, ma che l’invasione ha amplificato a livelli drammatici.
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(Foto di Eugenia Pan’kiv su Unsplash)
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