A trentacinque anni dall’assassinio dell’imprenditore tessile Libero Grassi, ucciso nell’agosto del 1991 per essersi opposto pubblicamente alle richieste estorsive di Cosa Nostra, il tessuto commerciale siciliano continua a misurarsi con il fenomeno del racket, sperimentando tuttavia forme inedite di resistenza collettiva. Come racconta un’inchiesta pubblicata dalla testata La Croix, la sfida contro il “pizzo” (la tassa illecita imposta con la violenza o la minaccia dai clan criminali agli operatori economici per consentire loro di esercitare l’attività commerciale) non è più affidata unicamente al coraggio isolato dei singoli, ma si è trasformata in una rete solidale capace di scardinare la paura e l’omertà.
La vicenda umana e professionale di commercianti come il ristoratore Roberto Cottone dimostra l’evoluzione profonda avvenuta nella percezione della legalità negli ultimi decenni. Subentrato alla fine degli anni Novanta nella gestione della propria pizzeria insieme ai fratelli, Cottone si era trovato di fronte a un esercizio già formalmente allineato alle pretese della famiglia mafiosa del quartiere. Cresciuto nel clima di riscatto civile fiorito in Sicilia dopo le stragi del 1992, Cottone ha progressivamente interrotto i versamenti, arrivando nel 2016 a respingere con determinazione una rinnovata richiesta estorsiva. La reazione immediata – culminata nel blocco delle portiere dell’automobile degli emissari mafiosi con il soccorso spontaneo di una quindicina di residenti e passanti – ha consentito l’arresto in flagranza e ha fornito elementi cruciali per l’indagine giudiziaria denominata Talea 2, sfociata nella condanna di oltre dieci esponenti del clan locale. Episodi di questo tipo mettono in luce come la rottura dell’isolamento costituisca la condizione indispensabile affinché la scelta di denunciare non si traduca in una vulnerabilità per chi lavora onestamente.
L’eredità morale di Libero Grassi, rimasto privo di un adeguato scudo sociale e istituzionale al momento della pubblicazione della sua storica lettera aperta sul Giornale di Sicilia, ha trovato una concreta attuazione organizzativa a partire dal 2004 grazie alla nascita del movimento civico Addiopizzo, associazione nata dall’iniziativa di giovani cittadini per promuovere una mobilitazione comunitaria contro l’estorsione e coordinare il sostegno economico verso gli esercenti che rifiutano il racket. Il principio ispiratore del movimento si fonda sulla pratica del consumo critico antiracket, ossia la decisione consapevole dei consumatori di indirizzare i propri acquisti quotidiani esclusivamente verso quei negozi e quelle imprese che certificano pubblicamente il rifiuto di versare denaro alle cosche. Attraverso l’adesione di oltre mille esercizi commerciali nella sola provincia di Palermo, la presenza dell’adesivo di certificazione sulle vetrine agisce come un deterrente visibile, trasformando l’onestà in una scelta condivisa apertamente anche da chi non ha mai subito minacce dirette ma riconosce nella tutela del bene comune un dovere professionale irrinunciabile.
Nonostante questi traguardi di emancipazione civile, le dinamiche di controllo del territorio mostrano una persistenza complessa che la sociologia contemporanea analizza ben oltre la sola categoria della paura. Esiste infatti un problema di convenienza collusiva, cioè il legame opportunistico in cui una parte del ceto produttivo sceglie di ricorrere ai canali criminali non in veste di vittima, ma per ottenere scorciatoie operative come il recupero rapido di crediti, la risoluzione di dispute con i fornitori o l’eliminazione sleale della concorrenza locale. Questa ambiguità consolida legami di dipendenza tossici da cui risulta impossibile affrancarsi, costringendo il movimento antimafia a un costante lavoro di sensibilizzazione per chiarire che il circuito criminale non potrà mai costituire un alleato per la sicurezza economica.
A complicare ulteriormente il quadro della prevenzione e dell’ordine pubblico interviene oggi una mutazione generazionale della criminalità di strada. I vertici delle associazioni di categoria segnalano che la riscossione del tributo illecito viene spesso demandata a giovanissimi, talvolta minorenni, inseriti nel circuito del traffico di sostanze stupefacenti e privi delle consuetudini di mediazione tipiche delle vecchie gerarchie mafiose. Questa frammentazione genera forme di intimidazione più aggressive, impulsive e imprevedibili, a cui le reti dei commercianti rispondono rafforzando i protocolli di videosorveglianza integrata e intensificando la collaborazione con le forze dell’ordine. Di fronte a queste difficoltà, i testimoni diretti della resistenza palermitana sottolineano il valore dell’esempio e della costanza: per il libraio Giuseppe Castronovo esporre il proprio rifiuto e fare informazione rimangono strumenti indispensabili per trasformare la cultura del territorio. Una convinzione condivisa dallo stesso Roberto Cottone, per il quale, pur riconoscendo che la paura condiziona ancora molti colleghi e che la strada da percorrere resta lunga, la Sicilia ha ormai imboccato la direzione giusta per il proprio riscatto.
(Foto di Stefano Huang su Unsplash)
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