L’aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore in Europa e in Asia sta spingendo milioni di famiglie e amministrazioni pubbliche verso l’installazione massiccia di condizionatori. Sebbene questi dispositivi rappresentino uno strumento di protezione per le fasce di popolazione più vulnerabili, la corsa alla climatizzazione tradizionale presenta costi economici e ambientali insostenibili. Come spiega un articolo pubblicato su Nature Reviews Clean Technology, il raffrescamento degli edifici assorbe attualmente circa il dieci per cento dei consumi mondiali di elettricità, con una proiezione di crescita della domanda pari al 210 per cento entro il 2050 rispetto ai livelli del 2024. Questo incremento dei consumi rischia di triplicare le emissioni di gas serra legate al condizionamento dell’aria, sovraccaricando le reti elettriche durante i picchi termici e innescando blackout improvvisi.
Accanto all’impatto sulla rete energetica, l’uso dei condizionatori tradizionali amplifica il surriscaldamento degli ambienti urbani. I sistemi di climatizzazione funzionano estraendo il calore dall’interno delle stanze ed espellendolo nell’ambiente circostante, innescando un circolo vizioso in cui il calore di scarto emesso dagli impianti innalza la temperatura dell’aria esterna nei quartieri, spingendo gli abitanti ad aumentare ulteriormente l’uso dell’aria condizionata. A questa criticità ambientale si somma un fattore di disuguaglianza sociale ed economica: le stime indicano che entro il 2040 circa 100 milioni di famiglie distribuite tra India, Messico, Indonesia e Brasile non potranno permettersi i costi di gestione di un condizionatore, pur disponendo dell’accesso alla rete elettrica.
Per contenere i consumi di combustibili fossili e garantire temperature vivibili all’interno delle abitazioni, la ricerca scientifica sta sviluppando soluzioni basate sul raffrescamento radiativo passivo, una tecnica che impiega materiali speciali per respingere la luce del sole e rilasciare il calore accumulato direttamente verso lo spazio attraverso l’atmosfera, senza nessun costo energetico. I principi fisici di questa innovazione sfruttano una specifica banda dello spettro elettromagnetico, compresa tra gli 8 e i 13 micrometri, attraverso la quale l’atmosfera terrestre risulta trasparente alle radiazioni infrarosse. Applicare vernici, vetri o gel dotati di queste proprietà sugli strati esterni degli edifici consente di ridurre la temperatura delle superfici esposte al sole anche nelle ore di massimo irraggiamento.
Le sperimentazioni condotte sui nuovi materiali mostrano risultati promettenti per l’architettura sostenibile. I rivestimenti realizzati con strati multipli contenenti micro e nano-sfere di ossido di silicio e ossido di alluminio sono capaci di riflettere fino al 97 per cento dell’energia solare ricevuta, abbassando la temperatura delle superfici di oltre 5 gradi centigradi. In parallelo, i laboratori stanno testando soluzioni che combinano la radiazione con il raffrescamento evaporativo, il meccanismo fisico che sfrutta l’evaporazione dell’acqua trattenuta durante la notte per assorbire il calore accumulato dalle pareti durante il giorno. L’uso di pellicole polimeriche integrate con idrogel assorbenti ha dimostrato la capacità di ridurre la temperatura superficiale degli edifici di circa 7 gradi sotto la luce solare diretta, agendo come vere e proprie barriere termiche traspiranti.
L’integrazione di questi materiali sui tetti e sulle facciate degli immobili offre un’alternativa concreta per abbattere la domanda energetica estiva e contenere le temperature all’interno delle abitazioni. Per trasformare queste scoperte di laboratorio in uno standard abitativo diffuso, gli esperti di climatologia urbana sollecitano l’adozione di politiche pubbliche e regolamenti edilizi che rendano obbligatorio l’impiego di tecniche di raffrescamento passivo nelle nuove costruzioni, combinandole con interventi di forestazione e de-pavimentazione degli spazi pubblici.
Noi ci siamo
Quando è nata Avis Legnano i film erano muti, l’Italia era una monarchia e avere una radio voleva dire essere all’avanguardia. Da allora il mondo è cambiato, ma noi ci siamo sempre.
