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Il senso di colpa alimentare è un sentimento comune di auto-colpevolizzazione o vergogna legato al cibo, che deriva dai messaggi che etichettano determinati alimenti o abitudini come “cattivi”. In un articolo pubblicato su Psyche, la psicologa clinica Vivienne Lewis osserva che molti pazienti provano un senso di fallimento o inutilità legato al cibo, che li porta a sviluppare comportamenti disfunzionali. Alcuni giudizi diffusi nella società rafforzano questo sentimento, considerando virtuoso il mangiare con moderazione ed esorcizzando determinati tipi di cibo e trasformando l’alimentazione in un sistema di ricompensa/punizione. Per sviluppare un rapporto positivo con il cibo, è necessario comprendere le origini del senso di colpa e adottare abitudini più sane.

Spesso, spiega Lewis, il senso di colpa legato al cibo ha origine dagli ideali culturali di magrezza o muscolosità, amplificati dai media che promuovono un’alimentazione restrittiva. Anche le dinamiche familiari in cui il cibo è controllato o moralizzato alimentano la convinzione che alcuni cibi siano intrinsecamente “cattivi”. Le prese in giro subite in passato per il proprio aspetto fisico possono far nascere la vergogna. Il perfezionismo può poi intensificare il senso di colpa quando si infrangono rigide regole alimentari. Comprendere queste influenze è fondamentale per promuovere un rapporto più sano con il cibo.

Un passo fondamentale è riconoscere e sfidare le convinzioni irragionevoli sul cibo. Tra queste, ci sono le supposizioni che ci spingono a metterci a dieta dopo aver mangiato troppo, a cercare sempre di mangiare meno o a evitare determinati cibi per prevenire l’aumento di peso. Il consiglio è mettere in discussione la validità di questi meccanismi: apportano davvero dei benefici o ci fanno sentire tristi o in colpa? I pensieri negativi possono essere riformulati: ad esempio, invece di pensare “Non dovrei mangiare questa torta, mi farà ingrassare”, si potrebbe pensare “Va bene gustare questa torta, ma con moderazione. Il cibo è fatto per essere gustato”.

È anche utile smettere di classificare gli alimenti come “buoni” o “cattivi”. Tutti gli alimenti possono rientrare in una dieta equilibrata, a condizione che vengano consumati con consapevolezza, concentrandosi sull’equilibrio piuttosto che sulle restrizioni. Anche se gli alimenti ricchi di nutrienti sono benefici, non è necessario demonizzare i grassi, gli zuccheri o determinati tipi di alimenti. Concedersi il permesso di gustare una varietà di cibi, come un pranzo nutriente seguito da una fetta di torta senza sensi di colpa, aiuta a instaurare un rapporto più sano con il cibo.

Praticare l’autocompassione è fondamentale per alleviare il senso di colpa legato al cibo. Ciò significa trattarsi con la stessa cura che si riserva a un caro amico, riconoscendo che concedersi qualche strappo o mangiare per piacere è normale. Se vi ritrovate a rimuginare sulle vostre scelte alimentari, ricordate con gentilezza che è accettabile godersi il cibo senza giudicarsi. L’obiettivo dovrebbe quindi passare da abitudini alimentari perfette a un’alimentazione senza giudizi, che porti a una maggiore serenità nelle scelte.

Inoltre, prosegue Lewis, cercare un ambiente alimentare positivo può influire in modo determinante sul nostro rapporto con il cibo. Ciò significa scegliere amici e compagni di tavola che abbiano un atteggiamento sano nei confronti del cibo e dell’immagine corporea ed evitare conversazioni negative sulla dieta o sul body shaming. Un ambiente alimentare positivo è caratterizzato da varietà ed equilibrio nei pasti, assenza di regole alimentari o sensi di colpa e conversazioni positive incentrate sul piacere e sul nutrimento, in modo che le scelte alimentari siano guidate dalla fame e dalla soddisfazione, piuttosto che dal senso di colpa o dalle pressioni esterne.

Imparare a riconoscere i segnali di fame e sazietà del proprio corpo è un’altra abilità utile. Ciò significa sintonizzarsi sulle sensazioni fisiche, sulle emozioni e sui pensieri che segnalano la fame o la sazietà e rispondere con un’alimentazione consapevole. Ad esempio, riconoscere un leggero brontolio allo stomaco come segnale di fame e mangiare lentamente fino a quando non ci si sente sazi. Mangiare consapevolmente significa essere presenti durante i pasti, eliminando le distrazioni, il che può aiutare a evitare di mangiare in eccesso e a non sentirsi in colpa. È anche importante distinguere il mangiare emotivo dalla fame vera e propria e trovare modi alternativi per affrontare emozioni come lo stress o la noia.

Infine, è fondamentale sapere quando è il momento di cercare un supporto professionale. Per alcune persone, il senso di colpa legato al cibo è sintomo di un disturbo alimentare più complesso, ovvero una condizione di salute mentale in cui gli individui sopravvalutano il proprio peso, le proprie dimensioni e la propria forma fisica e provano un disagio costante nei confronti del cibo. I sintomi possono includere un’ansia intensa nei contesti sociali in cui si mangia, un esercizio fisico eccessivo, l’abuso di pillole dimagranti, il vomito autoindotto o l’uso del cibo come strategia per affrontare le emozioni. I disturbi alimentari possono avere gravi conseguenze sulla salute fisica e mentale. Se si sospetta di soffrire di un disturbo di questo tipo, è bene rivolgersi immediatamente a un medico e a uno psicologo.

Per alleviare il senso di colpa legato al cibo, è necessario acquisire consapevolezza di sé, compassione verso se stessi e ridefinire il proprio rapporto con il cibo. Sfidare le convinzioni negative, praticare il mangiare consapevole e imparare ad apprezzare il cibo possono aiutare a sviluppare una mentalità positiva. Il cibo non è solo un mezzo di sostentamento, ma anche un piacere e un modo per creare connessioni.

(Foto di Obi su Unsplash)

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