Skip to main content

Il mondo sta affrontando una crisi idrica sempre più grave. Il 2023 e il 2024 che si sono rivelati gli anni più caldi a livello globale da quando abbiamo iniziato a raccogliere i dati, e si prevede che queste condizioni estreme persisteranno anche nel 2025. Questa crisi è influenzata in modo significativo dal fenomeno El Niño-Oscillazione Meridionale, un fenomeno climatico naturale, ma la sua gravità è amplificata dai cambiamenti climatici di origine antropica. Le conseguenze sono diffuse e causano gravi carenze idriche, crisi agricole su larga scala e razionamenti dell’energia elettrica. Per noi in Europa è fondamentale comprendere queste ripercussioni globali, soprattutto considerando che gli impatti più devastanti si fanno sentire in modo sproporzionato nel Sud del mondo, nonostante il suo contributo minimo alle emissioni di gas serra che causano il riscaldamento globale.

Il nostro cortile, il bacino del Mediterraneo, che si estende tra Europa, Africa e Medio Oriente, è considerato un punto caldo del cambiamento climatico, con un riscaldamento doppio rispetto alla media globale. Secondo l’ultimo rapporto sulla desertificazione dell’UNCCD (l’ufficio ONU che si occupa della questione), si prevede che questa regione, già soggetta a stress idrico, vedrà un aumento delle temperature di 2-3 gradi centigradi entro il 2050, con una potenziale diminuzione significativa della disponibilità idrica. La Spagna, ad esempio, dovrà affrontare una riduzione prevista delle precipitazioni del 14-20% entro il 2050, che potrebbe trasformare il suo clima da mediterraneo a steppico, più caldo e secco.

In Spagna, la grave siccità ha avuto un impatto drammatico sull’agricoltura: nell’aprile del 2023, circa il 60% dei terreni agricoli si trovava in condizioni di siccità. Ciò ha provocato scarsi raccolti, con una riduzione del 50% nella produzione di olio d’oliva, che ha portato a un raddoppio dei prezzi e ha influenzato i mercati globali, dato che la Spagna è il principale produttore mondiale. Anche l’industria vinicola ha registrato una significativa riduzione dei raccolti e una perdita di posti di lavoro. Città come Barcellona hanno imposto restrizioni idriche, nonostante la loro estesa infrastruttura di desalinizzazione fornisca una parte considerevole del loro fabbisogno idrico. Tuttavia, molte comunità più piccole, soprattutto nel sud della Spagna, hanno dovuto affrontare una grave carenza di acqua potabile, facendo affidamento su cisterne o subendo interruzioni notturne dell’erogazione idrica.

In tutto il Mediterraneo, il Marocco è stato colpito da sei anni consecutivi di siccità fino al 2024, con il bacino idrico di Al Massira, il secondo più grande del Paese, che è sceso al 1-2% della sua capacità. Questa prolungata siccità ha causato una perdita di posti di lavoro nel settore agricolo e una riduzione del 38% del bestiame ovino nazionale dal 2016, spingendo il governo a vietare la macellazione di pecore e capre femmine per cercare di ricostituire le mandrie.

La Turchia, una nazione per lo più semi-arida, rischia la desertificazione nell’88% del suo territorio. Si prevede che le precipitazioni diminuiranno del 30% entro la fine del secolo e i principali bacini idrici di Istanbul si sono ridotti in modo rilevante, sollevando preoccupazioni riguardo all’accesso a fonti d’acqua di bassa qualità.

Ma la crisi si estende ben oltre il Mediterraneo. In Africa orientale e meridionale, milioni di persone devono affrontare la fame, lo sfollamento e persino la morte, con decine di migliaia di vittime a causa della carenza di cibo dovuta alla siccità. Il bacino amazzonico, fondamentale per l’assorbimento globale del carbonio, ha subito la siccità più grave mai registrata, con livelli estremamente bassi dei fiumi che ostacolano i trasporti, causano la morte di massa della fauna selvatica e alimentano incendi devastanti. Anche le rotte commerciali globali sono state colpite, come dimostrato dalle restrizioni e dai ritardi al Canale di Panama. A Città del Messico, una metropoli in espansione, una grave crisi idrica è aggravata sia dalla siccità che dalle ingenti perdite causate da infrastrutture idriche difettose.

Per affrontare questa crisi è necessaria un’azione immediata e coordinata, nonché la cooperazione internazionale, spiega il report. Tra le strategie chiave indicate vi sono la riduzione della domanda di acqua, in particolare nei settori ad alto consumo idrico come l’agricoltura, la diversificazione delle fonti energetiche oltre all’idroelettrico e il miglioramento delle infrastrutture idriche per prevenire le perdite. È inoltre indispensabile rivalutare gli accordi esistenti sulla condivisione delle risorse idriche e le pratiche agricole che non sono più sostenibili in un clima in evoluzione. Investire in soluzioni compatibili con i processi naturali e garantire un accesso equo alle risorse, in particolare per le comunità più vulnerabili, sono passi fondamentali per costruire la resilienza in un mondo sempre più segnato dalla siccità.

(Foto da Pexels)

Noi ci siamo

Quando è nata Avis Legnano i film erano muti, l’Italia era una monarchia e avere una radio voleva dire essere all’avanguardia. Da allora il mondo è cambiato, ma noi ci siamo sempre.

Vuoi unirti?

Privacy Preference Center