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Per decenni, le regioni polari della Terra, in particolare l’immensa distesa bianca dell’Antartide, sono state percepite come luoghi remoti e in gran parte incontaminati dall’attività umana. Tuttavia, questa percezione di stabilità si sta rapidamente dissolvendo. Gli scienziati stanno ora segnalando una sorprendente divergenza nelle tendenze attuali dell’Artico e dell’Antartide, con profonde implicazioni per il clima e gli ecosistemi globali.

Un recente articolo pubblicato su The Conversation, scritto dagli autori e autrici di una nuova ricerca apparsa su Nature, sottolinea che l’Antartide e il suo Oceano Antartico stanno subendo “cambiamenti improvvisi e allarmanti”. Questi cambiamenti climatici stanno avvenendo molto più rapidamente del previsto, amplificandosi e diventando difficili da invertire su una scala temporale umana.

Mentre la risposta dell’Antartide al riscaldamento globale è stata storicamente modesta rispetto a quella dell’Artico, circa un decennio fa hanno cominciato a verificarsi cambiamenti improvvisi. Il ghiaccio marino intorno all’Antartide si è ridotto drasticamente dal 2014, con un tasso doppio rispetto a quello dell’Artico. Questa tendenza è stata descritta come “senza precedenti e ben al di fuori della variabilità naturale dei secoli passati”. Ciò riduce il ghiaccio marino riflettente e causa un maggiore assorbimento di calore da parte degli oceani, mettendo a rischio specie come i pinguini imperatori ed esponendo le piattaforme di ghiaccio alle onde. Lo scioglimento dei ghiacci sta inoltre rallentando la una corrente oceanica profonda, fondamentale per regolare il clima terrestre, in quanto assorbe anidride carbonica e restituisce calore. Questo rallentamento, che potrebbe verificarsi a un ritmo doppio rispetto a quello dell’Atlantico settentrionale, potrebbe avere un impatto sugli ecosistemi marini e sulla regolazione del clima, riducendo la distribuzione di ossigeno e sostanze nutritive. Inoltre, la calotta glaciale dell’Antartide occidentale e parti dell’Antartide orientale stanno perdendo ghiaccio, contribuendo all’innalzamento del livello globale del mare: la perdita di ghiaccio è aumentata di sei volte dagli anni ’90. La sola calotta glaciale dell’Antartide occidentale contiene ghiaccio sufficiente ad aumentare il livello globale del mare di oltre cinque metri, rappresentando un “punto di non ritorno globale” che potrebbe collassare anche senza un ulteriore riscaldamento, sebbene ciò potrebbe avvenire nel corso di secoli o millenni. Questi cambiamenti mettono a repentaglio le infrastrutture costiere e le comunità di tutto il mondo.

In netto contrasto, il Guardian ha recentemente riportato un sorprendente “rallentamento dello scioglimento dei ghiacci marini artici” negli ultimi vent’anni, che non vedono un calo statisticamente rilevante dal 2005. Questa scoperta, pubblicata sulla rivista Geophysical Research Letters, ha sorpreso i ricercatori, considerando il continuo aumento delle emissioni di anidride carbonica. Gli scienziati attribuiscono questa tregua alle “variazioni naturali delle correnti oceaniche”, che hanno limitato lo scioglimento dei ghiacci e compensato l’aumento delle temperature globali. Tuttavia, si tratta chiaramente di un fenomeno temporaneo. I ricercatori avvertono che lo scioglimento “molto probabilmente riprenderà a un ritmo doppio rispetto a quello a lungo termine” nei prossimi cinque-dieci anni. Nonostante il rallentamento, il ghiaccio marino artico non sta recuperando terreno: la sua superficie a settembre si è dimezzata dall’inizio delle misurazioni satellitari nel 1979. Secondo alcuni esperti, tali plateau possono verificarsi a causa della variabilità climatica interna, ma la tendenza a lungo termine mostra una perdita di circa 2,5 metri quadrati di ghiaccio per ogni tonnellata di CO2 emessa dal 1979. Inoltre la banchisa artica continua a assottigliarsi, con uno spessore medio in ottobre che, dal 2010, diminuisce di 0,6 cm all’anno.

Le diverse traiettorie attuali delle regioni polari evidenziano la natura complessa e interconnessa del sistema climatico terrestre. Mentre l’Antartide deve affrontare cambiamenti accelerati e potenzialmente irreversibili, dovuti in gran parte al calore in eccesso intrappolato da decenni di emissioni incontrollate di gas serra, l’Artico sta vivendo una breve tregua naturale che non riduce la crisi a lungo termine. Il futuro dei poli e, di conseguenza, del pianeta, dipende da un’azione globale immediata e decisa. Sebbene molti cambiamenti siano già stati messi in moto, l’unico modo per evitare ulteriori cambiamenti bruschi è ridurre le emissioni abbastanza rapidamente da mantenere il riscaldamento il più vicino possibile a 1,5 °C. Ciò offre l’opportunità di plasmare un futuro di resilienza ai cambiamenti già in atto, che dimostrerebbe la capacità dell’essere umano di affrontare le sfide ambientali attraverso l’azione collettiva.

(Foto di Davide Cantelli su Unsplash)

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Quando è nata Avis Legnano i film erano muti, l’Italia era una monarchia e avere una radio voleva dire essere all’avanguardia. Da allora il mondo è cambiato, ma noi ci siamo sempre.

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