Il Freedom of Information Act (Foia) “all’italiana” si è guadagnato un’insperata notorietà nei giorni scorsi, tanto da uscire dai piccoli siti e blog d’informazione (come il nostro) per finire sulle pagine dei grandi giornali. Probabilmente, il fattore scatenante di tutto questo interesse è l’audizione, avvenuta il 7 aprile, di varie associazioni di fronte alle Commissioni affari costituzionali riunite di Camera e Senato. Oggetto dell’incontro (e delle critiche) è stato il testo preliminare (di cui avevamo parlato qui), approvato dal Consiglio dei ministri il 20 gennaio, che modificherebbe le norme in tema di accessibilità agli atti della pubblica amministrazione da parte dei cittadini. Quella norma è ora oggetto di discussione presso le commissioni citate, entro la fine di aprile sarà votata nuovamente (e in via definitiva) in un Consiglio dei ministri ed entrerà in vigore. C’è ancora tempo per migliorare il testo dunque, ed è bene che in molti ne stiano parlando.
Partiamo dalla situazione attuale in Italia. Chi oggi voglia accedere a un qualunque atto della pubblica amministrazione, può farlo solo se ci sono fatti giuridici che rendano legittima la richiesta. Se è in corso un processo che riguardi una gara d’appalto, la concessione di una licenza o comunque avvenimenti che coinvolgano atti pubblici, questi possono essere chiesti alle istituzioni. E qui finisce la possibilità per il cittadino di accedere agli atti della pubblica amministrazione. Ovviamente ci sono regole di trasparenza che riguardano le istituzioni e che impongono loro di pubblicare determinati dati sulla propria attività. Ma, al di là di ciò che viene reso pubblico spontaneamente, per avere altre informazioni c’è bisogno di una “situazione giuridicamente rilevante”.
L’intento del Foia (nel resto del mondo, almeno) è cambiare questo stato di cose, e fare in modo che il cittadino possa, qualora voglia conoscere la situazione burocratica di un atto che lo riguarda (direttamente o meno), possa farne richiesta, e che questa sia vincolante (e con una scadenza temporale) per lo Stato, a meno di eccezioni chiaramente definite. Proprio questo è uno dei punti più criticati della norma attualmente in discussione in Parlamento. Secondo Foia4Italy, un’associazione di esperti in materia che da tempo promuove una petizione per l’introduzione del Foia in Italia, le eccezioni sono «troppo ampie e definite in modo vago». Altro punto molto critico è la sostanziale impotenza del cittadino, una volta inoltrata la richiesta. Da quel momento, egli può solo aspettare fino a 30 giorni in attesa di una risposta. Se questa non arriva, la richiesta si considera rifiutata e per l’istituzione non è prevista alcuna sanzione. Tutto dipende quindi dalla volontà di rispondere da parte degli apparati burocratici, notoriamente poco inclini a farlo, a meno che non vi siano costretti. Non essendoci obbligo di risposta, il cittadino non può nemmeno conoscere il motivo del rifiuto. Inoltre vi è un paradosso per cui, per evitare che la richiesta sia rigettata, il cittadino deve definire “chiaramente” i documenti che cerca. Il problema è che, quando si indaga su documenti non divulgati, talvolta è difficile sapere con precisione cosa si sta cercando. Sembrerebbe quindi un pretesto per scoraggiare ulteriormente dal chiedere informazioni per mancanza di informazioni (qui il paradosso) da parte del richiedente. Ancora, si critica l’eccessiva discrezionalità per le amministrazioni pubbliche di introdurre costi per l’accesso, che finora è stato gratuito. Anche qui, sicuramente non si tratta di un incentivo a far valere i propri diritti di cittadinanza.
Un aspetto che aggrava gli evidenti limiti di questo testo è colto da Massimo Mantellini, esperto di informatica e web, che fa notare come esso sia un insuccesso direttamente ascrivibile al governo, visto che è stato elaborato dal Ministero per la pubblica amministrazione, senza passare dal Parlamento (e da tutte le possibili “storture” che derivano da un’ampia discussione). Doveva essere uno degli elementi di quella “svolta” che da un paio d’anni si attende, invece è uscita questa cosa. Certo, almeno siamo qui a criticare una proposta di Foia, prima eravamo a protestare per la sua totale assenza dall’ordinamento. Un po’ pochino per esultare. Ci auguriamo che entro la fine del mese venga apportato qualche miglioramento al testo. Un tweet di Matteo Renzi lascia qualche speranza in questo senso, vedremo.
