Alcuni studi recenti delineano un quadro complesso di come i giovani in Europa percepiscono e sostengono la democrazia in un contesto globale caratterizzato da crescente insicurezza e polarizzazione.
Lo studio Jugendstudie 2025, che ha intervistato giovani di età compresa tra i 16 e i 26 anni in diversi Paesi europei, tra cui l’Italia, offre una panoramica delle loro opinioni. Nel complesso, poco meno di tre giovani su cinque in Europa si descrivono come europei, in misura maggiore o minore, e i giovani italiani sono quelli che si identificano di più con l’Europa. L’adesione dei loro Paesi all’UE è vista in gran parte in modo positivo: due terzi (66%) la considerano una cosa positiva, un aumento significativo rispetto al 56% dell’anno precedente. I giovani italiani, in particolare, mostrano un forte sostegno all’integrazione dell’UE: il 53% di loro sostiene una maggiore connessione tra i paesi dell’UE e maggiori competenze per l’Unione. Quest’anno, il desiderio di una maggiore integrazione in Italia ha invertito il precedente trend di declino, indicando un rinnovato appetito per “più Europa”. Tuttavia, quasi quattro giovani europei su dieci (39%) ritengono che l’UE non sia particolarmente democratica. Molti (il 46%) non sono in grado di spiegare con precisione il funzionamento dell’UE e delle sue istituzioni e la metà (il 51%) ritiene che l’UE sia una buona idea, ma che sia stata realizzata male. Questa percezione è aggravata da un significativo divario tra desiderio e realtà: se da una parte il 42% auspica una maggiore integrazione dell’UE, dall’altra solo il 27% ritiene che ciò avverrà effettivamente nei prossimi cinque anni. Questo divario si è ampliato nel corso degli anni, raggiungendo i 15 punti percentuali nel 2025.
Per l’Italia, questa discrepanza tra il desiderio di legami più stretti e l’aspettativa che ciò si concretizzi è evidente. Inoltre, pochissimi giovani, italiani compresi, si sentono rappresentati dal proprio Parlamento nazionale o dal Parlamento europeo. Solo il 17% dei giovani italiani si dichiara soddisfatto dell’attuale sistema democratico. In tutti i Paesi oggetto dell’indagine, solo il 6% ritiene che il sistema politico funzioni perfettamente, mentre il 39% ritiene che necessiti di alcuni aggiustamenti e il 33% che richieda cambiamenti in molti aspetti. Più della metà dei giovani intervistati (il 53%) osserva comportamenti antidemocratici nel proprio Paese e una percentuale simile ritiene che la democrazia stessa sia a rischio. Mentre la maggioranza (57%) preferisce inequivocabilmente la democrazia ad altre forme di governo, un quinto (21%) rimane aperto a forme autoritarie in determinate circostanze o è semplicemente indifferente.
Sullo stesso tema, il World Social Report 2025 dell’ONU sottolinea che un calo di fiducia nelle istituzioni si osserva a livello globale, con oltre la metà della popolazione mondiale che esprime poca o nessuna fiducia nel proprio governo. Questa erosione della fiducia si osserva anche tra le varie generazioni, con le fasce più giovani che tendono a essere meno fiduciose.
Nonostante queste sfide, ci sono motivi per essere ottimisti. Il desiderio diffuso tra i giovani europei, in particolare in Italia, di una maggiore integrazione dell’UE e di un’Europa più efficiente, suggerisce che ci siano le basi per un cambiamento positivo. L’imminente Secondo Vertice mondiale per lo sviluppo sociale rappresenta un’opportunità cruciale per chiarire come promuovere collettivamente società eque e coese. Sfruttando un nuovo consenso politico basato sull’equità, sulla sicurezza economica per tutte e tutti e sulla solidarietà, si può rompere il circolo vizioso fatto di insicurezza, disuguaglianza e sfiducia. I governi, con il sostegno della società civile e della cooperazione internazionale, hanno il potere di tracciare una nuova rotta e trasformare gli impegni in azioni concrete per un futuro più giusto e sicuro.
(Foto di Nico Roicke su Unsplash)
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