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Il 3 luglio ricorrevano i trent’anni dalla morte di Alexander Langer, giornalista e attivista che si è occupato in maniera originale di temi come la conversione ecologica, la convivenza interetnica e la scelta della nonviolenza. Un ritratto di Franco Lorenzoni uscito su Internazionale.

“Sono nato in provincia di Bolzano, in una terra attraversata da tensioni etniche e questo mi ha reso consapevole del fatto che la guerra non è solo l’invenzione più crudele dell’umanità, ma anche l’invenzione più duratura”. Così scriveva Alexander Langer, militante ecologista, promotore delle liste dei Verdi e giornalista. Con queste parole riconosceva quanto all’origine di tante sue azioni e riflessioni ci fossero le esperienze della sua adolescenza e giovinezza in una terra di confine.

Nato in una famiglia di lingua tedesca a Vipiteno (Sterzing) nel 1946, scelse di frequentare il liceo italiano dei francescani a Bolzano. Bastano i titoli delle due prime riviste che promosse – Offenes wort/Parola aperta, che fondò da studente; e Die brücke (Il ponte), che inaugurò con altri nel 1967 – a mostrare il suo netto rifiuto verso ogni appartenenza etnica esclusiva. Un rifiuto che lo ha sempre accompagnato fino all’anno prima di morire, quando nel 1994 gli fu impedito di candidarsi a sindaco di Bolzano perché nel 1991 non aveva accettato di partecipare al “censimento etnico” nella sua provincia.

Il 3 luglio sono trent’anni che Langer è morto, scegliendo di togliersi la vita sotto un albicocco della campagna di Firenze. Eppure, anche nel momento in cui ha scritto “me ne vado più disperato che mai”, ha voluto aggiungere un ultimo biglietto con un’esortazione: “Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto”.

Mi sembra allora importante, in questo anniversario, tornare ad alcuni suoi insegnamenti, ricordandolo insieme a tante e tanti che hanno provato a continuare in ciò che era giusto.

Langer era una delle persone più curiose, attente e capaci di identificarsi in vite diverse dalla sua che abbia mai incontrato. Aveva una capacità rara di raccontare storie, e quando si dedicava a cercare di capire gli eventi di regioni e paesi lontani partiva sempre dalle vicende individuali, da vissuti e informazioni che era più da romanziere che da sociologo, pur avendo dedicato tutta la sua vita alla politica, tentando senza risparmiarsi di provare a “fare pace tra gli uomini e pace con il creato”, come ripeteva, immaginando e promuovendo trasformazioni ecologiche e sociali nonviolente, tanto più necessarie e urgenti quanto difficili da realizzare pienamente.

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(Photo di Pixabay su Pexels)

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