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Negli ultimi anni si parla sempre di più di overtourism, un fenomeno che unisce l’ingresso di flussi incontrollati di turisti in diverse città con l’emergenza abitativa per i residenti. Diverse città nel mondo si stanno muovendo per provare a limitare il problema. Ne scrive Alice Facchini su Valigia Blu.

Ogni anno si registrano oltre 1,4 miliardi di turisti che si muovono nel mondo: 45 arrivi ogni singolo secondo. Negli ultimi trent’anni i numeri sono più che triplicati, ed entro il 2030 si prevede di raggiungere la soglia degli 1,8 miliardi. Tra i settori più grandi e in rapida crescita, il turismo contribuisce al 10% del PIL mondiale, al 7% delle esportazioni globali, e nella filiera è impiegato circa un lavoratore su dieci. La capacità di attrarre investimenti, generare occupazione e aumentare le esportazioni rende il turismo un pilastro importante per la crescita economica, in particolare delle aree meno sviluppate, ma c’è un rovescio della medaglia: nell’ultimo decennio numerose città hanno vissuto profonde trasformazioni – anche molto negative – legate al turismo.

L’arrivo di un numero consistente di viaggiatori è una delle cause dell’inquinamento e del consumo di suolo, con opere impattanti e infrastrutture pensate esclusivamente per i turisti. L’avvento degli affitti brevi, poi, ha reso la questione più complessa. Piattaforme come Airbnb o Booking mettono in competizione residenti e turisti per accedere a un bene che è sempre più limitato: la casa. Un numero sempre maggiore di proprietari finisce per optare per l’affitto breve, che è più redditizio e mette al riparo da alcuni rischi, come eventuali danni e morosità. In molte città, gli affitti brevi per i turisti hanno comportato un notevole aumento dei prezzi, con la conseguente espulsione degli abitanti meno abbienti e la chiusura di attività commerciali storiche. Nelle mete più in voga si sta assistendo a un vero e proprio spopolamento e desertificazione dei centri storici, che perdono la propria identità. Un circolo vizioso che a volte finisce per consumare e addirittura cancellare le caratteristiche stesse che stanno alla base dell’attrattività delle destinazioni turistiche.

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(Foto di Levi van Leeuwen su Unsplash)

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