Skip to main content

L’emergenza COVID-19 ha rappresentato un test senza precedenti per la cooperazione sanitaria globale. Mentre la scienza dimostrava una straordinaria capacità di sviluppare vaccini in tempo record, la pandemia ha messo a nudo la profonda fragilità della solidarietà internazionale e il persistere del nazionalismo vaccinale. Il meccanismo COVAX – co-fondato da organizzazioni come Gavi (The Vaccine Alliance), CEPI e l’OMS – è nato con l’ambizioso obiettivo di garantire un accesso equo ai vaccini per i Paesi a basso e medio reddito, un obiettivo che l’ex CEO di Gavi, Seth Berkley, ripercorre nel suo libro Fair Doses.

Nonostante i fallimenti osservati durante la pandemia di influenza del 2009–10 (dove gli i paesi a basso reddito furono lasciati in fondo alla coda della distribuzione), COVAX ha rappresentato, durante la crisi COVID-19, un successo logistico senza precedenti. Come spiega un articolo uscito su Nature, alla fine del 2023, il meccanismo aveva distribuito quasi due miliardi di dosi in 146 paesi, con una copertura vaccinale di base del 57% nei 92 paesi più poveri. Questo risultato, sebbene non perfetto (il tasso globale era del 67%), è notevole, e si stima che le dosi fornite da COVAX abbiano evitato circa 2,7 milioni di decessi nei paesi a basso reddito nel 2022.

La grande sfida di COVAX fu la sua complessa architettura, concepita per operare in un mondo in piena crisi dovuta al COVID-19. Per assicurare i miliardi di dollari necessari all’acquisto iniziale e diversificare i contratti di fornitura, i leader scelsero di includere nel meccanismo anche i paesi ad alto reddito. Sebbene questa mossa abbia permesso di raccogliere molti fondi, ha generato una controversia: la dipendenza dai paesi più ricchi ha messo COVAX in una posizione di debolezza politica e finanziaria.

Quando, all’inizio del 2021, le forniture di vaccini sono diventate il bene più scarso, COVAX si è trovato a competere direttamente con le nazioni più facoltose, che potevano pagare prezzi più alti e in anticipo per i lotti. Questo fenomeno ha portato i paesi ricchi ad accaparrarsi scorte ben oltre le loro necessità, ritardando gli ordini destinati a COVAX, nonostante gli obblighi contrattuali dei produttori. La conseguenza di questo squilibrio, durante l’ondata di COVID-19, è stata la donazione a COVAX solo di dosi in eccedenza, spesso prossime alla scadenza, o il vincolo delle donazioni a specifici “paesi amici” per fini di diplomazia. Ciò ha messo a dura prova la logistica, costringendo i paesi riceventi ad accettare donazioni urgenti senza avere sempre l’infrastruttura adeguata per lo stoccaggio e il trasporto, portando a sprechi di milioni di dosi.

Le difficoltà incontrate da COVAX nel corso della pandemia offrono lezioni fondamentali in vista delle inevitabili crisi future. Berkley sottolinea che l’equità non è solo un imperativo etico, ma un prerequisito per la sicurezza globale, poiché la lentezza nella vaccinazione dei paesi più poveri lascia spazio all’emergere di nuove varianti del virus.

Tra le raccomandazioni contenute nell’articolo di Nature vi è la necessità di rafforzare i sistemi sanitari nazionali, investendo in programmi di immunizzazione di routine e in sistemi di sorveglianza epidemiologica, in particolare nelle aree più difficili da raggiungere. È inoltre indispensabile decentralizzare la produzione, promuovendo la produzione di vaccini in ogni regione del mondo, per evitare la dipendenza da pochi centri produttivi e mitigare l’impatto dei divieti di esportazione. Infine, è importante la preparazione proattiva, che prevede di definire in anticipo meccanismi di finanziamento immediati, reti di condivisione di informazioni trasparenti e strategie chiare per contrastare la disinformazione che ha minato la fiducia nei vaccini durante la crisi di COVID-19.

Il successo di COVAX, pur imperfetto, è stato il risultato di un’innovazione organizzativa che ha salvato milioni di vite. La lezione finale è che, se l’immunizzazione è uno strumento di salute pubblica insostituibile, questa da sola non basta. La risposta più efficace alle pandemie richiede un approccio combinato, che includa anche l’accesso rapido ad altre contromisure terapeutiche e preventive.

(Foto di National Cancer Institute su Unsplash)

Col sangue si fanno un sacco di cose

Le trasfusioni di sangue intero sono solo una piccola parte di ciò che si può fare con i globuli rossi, le piastrine, il plasma e gli altri emocomponenti. Ma tutto dipende dalla loro disponibilità, e c’è un solo modo per garantirla.

Si comincia da qui

Privacy Preference Center