Nella comunità scientifica si sta diffondendo la preoccupazione che le scoperte rivoluzionarie e le innovazioni dirompenti siano sempre meno frequenti. Un recente articolo di Russell Funk e colleghi ha attirato l’attenzione sostenendo che i documenti scientifici e i brevetti sono diventati meno rivoluzionari nel tempo. Ciò significa che è meno probabile che i nuovi lavori rendano obsolete le ricerche precedenti. Questa idea sembra essere in sintonia con le preoccupazioni più ampie che le scoperte rivoluzionarie siano sempre più difficili da raggiungere, un sentimento ripreso da molti scienziati, che lamentano come il progresso moderno sia inferiore agli “enormi balzi del ventesimo secolo”.
Sebbene sia in corso un dibattito su come misurare esattamente la capacità dirompente della scienza e le metriche basate sui modelli di citazione siano oggetto di critiche, alcune prove supportano l’idea che l’innovazione scientifica stia diventando più difficile da raggiungere.
Uno dei fattori principali, si legge in un articolo su Nature, potrebbe essere il fatto che oggi gli scienziati sono oberati da compiti amministrativi, docenza e richieste di sovvenzioni, e questo li costringe a dedicare meno tempo alla ricerca. A differenza del passato, le strutture accademiche e di finanziamento potrebbero anche offrire meno libertà di intraprendere ricerche insolite.
Un’altra spiegazione suggerisce che la pressione a pubblicare più articoli incoraggerebbe gli scienziati a distribuire le proprie idee in modo più sottile, il che potrebbe ridurre la capacità dirompente di ogni singolo articolo. In effetti, il numero di articoli pubblicati da ciascun ricercatore è aumentato notevolmente negli ultimi decenni.
La natura stessa della scienza è cambiata: è diventata sempre più vasta, complessa e richiede attrezzature costose, a differenza degli esperimenti più semplici condotti secoli fa. Inoltre, l’enorme quantità di conoscenze esistenti fa sì che gli scienziati impieghino più tempo per apprendere quanto basta per raggiungere un livello d’avanguardia. Secondo alcuni, la limitata capacità di attenzione della comunità scientifica potrebbe far sì che molte potenziali scoperte passino inosservate o impieghino anni per essere riconosciute. Mentre alcuni ritengono che gli scienziati abbiano semplicemente già raccolto i “frutti più facili da raccogliere”, rendendo le scoperte future intrinsecamente più difficili, altri non sono convinti che questo spieghi la tendenza. Al contrario, l’attenzione crescente verso l’ottimizzazione di metriche come le citazioni, simile alle tendenze osservate nel campo delle arti con le riproduzioni delle canzoni sulle piattaforme o gli introiti dei film, potrebbe soffocare l’originalità. Affrontare questi problemi è considerato cruciale, soprattutto perché le preoccupazioni sulla diminuzione della produttività scientifica potrebbero essere utilizzate per giustificare i tagli ai finanziamenti per la ricerca. Nel dubbio, i ricercatori stanno cercando di sviluppare metodi migliori per misurare l’innovazione e di esplorare strategie per promuovere lavori più creativi.
(Foto da Pixabay)
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