In tutta Europa, come in molte altre parti del mondo, si sta intensificando un dibattito critico sull’influenza spesso dannosa delle piattaforme dei social media sulle nostre società. La crescita incontrollata e le priorità commerciali di questi giganti digitali sono sempre più viste come una minaccia per il dibattito pubblico, il benessere individuale e l’accesso a informazioni di qualità.
Un esempio di questa sfida si è verificato in Canada, dove Meta, la società madre di Facebook e Instagram, ad agosto dello scorso anno ha bloccato i link ai contenuti delle notizie. Questa misura è stata adottata per evitare di pagare i diritti alle società di media, come previsto dalla nuova legislazione. Il risultato è stato un aumento triplo dell’engagement sui post con immagini nei gruppi politici canadesi su Facebook, mentre le visualizzazioni dei post di notizie sono scomparse.
Le questioni in gioco vanno oltre l’ambito informativo. Un sondaggio del British Standards Institute ha rilevato che quasi la metà dei giovani tra i 16 e i 21 anni preferirebbe un mondo senza internet e che due terzi di loro si sentono peggio con dopo aver utilizzato i social media. Ciò ha alimentato un dibattito cruciale sui danni causati da queste piattaforme, soprattutto quando i loro dirigenti sostengono una minore moderazione, una mossa che molti temono possa solo esacerbare la diffusione di informazioni false e di contenuti di scarsa qualità generati dall’intelligenza artificiale.
In risposta a queste crescenti preoccupazioni, i governi stanno iniziando a intraprendere azioni decisive. L’Australia, ad esempio, ha approvato un divieto per i minori di 16 anni di utilizzare le piattaforme di social media che entrerà in vigore entro dicembre 2025.
All’interno dell’Unione europea è stato compiuto un passo importante con l’integrazione del Codice di condotta volontario sulla disinformazione nel quadro del Digital Services Act (DSA), in vigore dal 1° luglio di quest’anno. Il Codice richiede alle piattaforme online di grandi dimensioni e ai motori di ricerca online di grandi dimensioni di condurre valutazioni dei rischi e audit per identificare e mitigare i rischi sistemici, inclusa la diffusione della disinformazione. Il Codice fornisce un quadro strutturato con linee guida dettagliate e indicatori chiave per aiutare le piattaforme a ridurre la prevalenza e l’impatto della disinformazione e a rafforzare la responsabilità laddove la definizione di “rischio sistemico” del DSA è meno esplicita. Sebbene il Codice miri a mitigare la disinformazione generata dalle piattaforme piuttosto che a imporre la rimozione dei contenuti, la sua efficacia deve affrontare alcune sfide. Le principali aziende tecnologiche, come X, Google e Microsoft, hanno ridotto in modo rilevante i loro impegni nei confronti del Codice, con una diminuzione del 31% delle misure adottate tra il 2022 e il 2025. Rimangono preoccupazioni riguardo all’adeguatezza della valutazione della conformità, all’asimmetria delle risorse che favorisce le piattaforme rispetto alla società civile e alle pressioni politiche provenienti dall’esterno dell’UE.
Un approccio promettente consiste nell’affrontare la progettazione delle piattaforme stesse. Le aziende alla base dei social media hanno progettato intenzionalmente i loro prodotti in modo da renderli coinvolgenti, utilizzando funzioni come i “mi piace” e le notifiche per mantenere gli utenti impegnati e massimizzare i profitti pubblicitari. Affrontare queste pratiche di progettazione che creano dipendenza, i cosiddetti “dark pattern” nelle interfacce utente e gli algoritmi che amplificano i contenuti sensazionalistici o estremi è un compito più impegnativo, ma cruciale.
Poiché queste piattaforme sono diventate fondamentali per la comunicazione moderna e la diffusione delle informazioni, le sfide che presentano non riguardano solo i singoli utenti, ma l’intera società e richiedono soluzioni collettive. L’obiettivo generale deve essere un cambiamento fondamentale, passando dalla massimizzazione del profitto e del valore per gli azionisti alla massimizzazione del beneficio pubblico, garantendo che i social media siano realmente in linea con i valori e le aspettative della società.
(Foto di Tracy Le Blanc su Pexels)
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