Il Rapporto 2023 dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), sviluppato in collaborazione con diverse agenzie ONU, conferma che la violenza contro le donne rimane una crisi sanitaria e di diritti umani di proporzioni globali. Il report, che aggiorna le stime su dati raccolti tra il 2000 e il 2023, stabilisce che complessivamente il 30,4% delle donne di età pari o superiore a 15 anni – circa 840 milioni di persone – è stata sottoposta a violenza fisica o sessuale da parte di un partner intimo o di un non-partner almeno una volta nella vita. Il dato più critico è lo sviluppo nel tempo del fenomeno: il tasso di riduzione della violenza osservato dal 2000 al 2023 è risultato essere “grossolanamente insufficiente”, pari solo allo 0,2% annuo. A questo ritmo, il traguardo dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (SDG) 5.2, che mira a eliminare ogni forma di violenza entro il 2030, è destinato a fallire.
L’Europa e il Nord America mostrano tassi complessivi di violenza da partner intimo (fisica e/o sessuale) inferiori alla media globale (25,8% di prevalenza nella vita per le donne di 15-49 anni). Nella regione dell’Europa Meridionale, che include l’Italia, la prevalenza stimata nel corso della vita si attesta al 15,5% (14,9% per l’Italia). Specificamente, in Italia, la prevalenza stimata di violenza da parte del partner negli ultimi dodici mesi è del 2,8%. Sebbene questi dati siano molto più bassi delle regioni con la maggiore prevalenza (come l’Oceania, che supera il 56%), restano allarmanti: indicano che circa una donna su sette in questa parte del mondo è vittima di violenza da parte del partner, una violenza che spesso inizia in età giovanissima.
Il dato sulla violenza sessuale da non-partner presenta un quadro diverso. A livello di prevalenza nella vita, l’Europa e il Nord America registrano un tasso stimato del 12,0%, superiore alla media globale (8,4%). Il report stesso avverte che le stime più alte nelle regioni ad alto reddito e con maggiore uguaglianza di genere non riflettono necessariamente una maggiore incidenza del fenomeno, ma sono spesso il risultato di una maggiore propensione alla denuncia e dell’uso di questionari di indagine più completi, che includono un più vasto spettro di atti di violenza, al di là del solo stupro. Al contrario, in contesti con forte stigma sociale, paura di ripercussioni e scarsità di servizi di supporto, la vera prevalenza è probabilmente molto più alta, ma rimane nascosta, portando a una significativa sottostima del problema a livello statistico.
L’analisi conferma che la violenza inizia presto nella vita delle donne, con un allarmante 23,3% delle ragazze tra i 15 e i 19 anni che ha subito violenze da parte del partner nella vita. Inoltre, la persistenza della violenza è evidenziata dal fatto che nelle regioni ad alta prevalenza, la differenza tra la violenza subita nel corso della vita e quella subita negli ultimi 12 mesi è più ridotta, suggerendo che le donne in queste aree sono meno in grado di lasciare relazioni abusive a causa della mancanza di risorse finanziarie e supporto sociale.
Le conclusioni del report sono un richiamo diretto ai governi per accelerare gli sforzi, focalizzandosi su due pilastri. Innanzitutto, la risposta sanitaria deve garantire accesso universale a cure complete e incentrate sulla sopravvissuta (come da linee guida OMS, inclusa l’assistenza post-stupro e la salute mentale). In secondo luogo, è imperativo dedicare attenzione alla prevenzione, aumentando gli investimenti in programmi basati sull’evidenza e rafforzando il finanziamento per le organizzazioni che promuovono i diritti delle donne, le quali operano in prima linea e i cui fondi sono risultati “miseramente inadeguati” a livello globale, compromettendo servizi essenziali e la ricerca.
(Foto di Mika Baumeister su Unsplash)
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