Come allungare la durata della vita (sana) è una domanda alla quale gli scienziati – e in generale gli esseri umani – cercano da tempo di rispondere. Un nuovo studio sembra suggerire che la psilocibina, presente nei cosiddetti “funghi magici”, potrebbe avere un potenziale come farmaco per la longevità. I ricercatori hanno scoperto che la psilocina, il composto prodotto dall’organismo dopo l’assunzione di psilocibina, ha prolungato la vita di cellule umane in laboratorio e che la psilocibina ha aumentato i tassi di sopravvivenza dei topi anziani.
Questo studio ha generato numerosi titoli che sostengono che i funghi magici potrebbero essere il segreto per vivere più a lungo. Tuttavia, un ricercatore che si occupa precisamente di questi composti, ha commentato i risultati su The Conversation, concludendo che si tratta di affermazioni esagerate e sottolineando come applicare i risultati agli esseri umani sia molto problematico.
La ricerca, spiega, si è svolta in due fasi. La prima parte consisteva in un esperimento in cui i ricercatori hanno trattato delle cellule polmonari umane con la psilocina. Hanno scoperto che, nel tempo, queste cellule crescevano leggermente più velocemente rispetto a quelle non trattate e sopravvivevano più a lungo. Hanno anche esaminato i marcatori della salute cellulare, in particolare quanti di essi mostravano segni di invecchiamento, e hanno riscontrato una minore presenza di marcatori legati all’età nelle cellule trattate con psilocina.
In seguito, i ricercatori hanno condotto uno studio su topi anziani, somministrando loro un placebo o psilocibina. I topi sono stati poi monitorati fino alla morte. È emerso che la psilocibina prolungava la durata della vita dei topi, con gli animali trattati che iniziavano a morire intorno ai 25 mesi di età, rispetto ai 21 mesi di quelli non trattati.
Dopo dieci mesi di trattamento, l’80% dei topi trattati con psilocibina era ancora vivo, mentre solo la metà dei topi non trattati era sopravvissuta. I topi trattati apparivano anche più giovani, con un pelo più sano, meno grigio e con più ricrescita, il che suggerisce che il farmaco potrebbe aver rallentato alcuni aspetti dell’invecchiamento.
Ma perché succede? Gli scienziati sanno già che la psilocibina attiva molti recettori della serotonina nel cervello e agisce come antiossidante, due fattori che favoriscono la sopravvivenza e la crescita delle cellule. Quindi, questo potrebbe avere un ruolo.
Un altro aspetto da considerare è che uno di questi recettori cerebrali, che non è collegato agli effetti psichedelici, controlla l’appetito e il metabolismo.
Il punto è che sappiamo già che mangiare meno può allungare la durata della vita. Quindi, prosegue l’articolo, lo studio avrebbe dovuto dirci quanto mangiavano i topi e come è cambiato il loro peso durante la ricerca, solo per assicurarci che la loro vita più lunga non fosse semplicemente dovuta al fatto che mangiavano di meno.
Tuttavia, il vero problema è che una dose di 15 milligrammi per chilogrammo nei topi corrisponde a una dose psichedelica estremamente elevata. La somministrazione di questa dose mensile per un periodo fino a nove mesi non è mai stata effettuata negli studi sull’uomo. Nei precedenti studi, infatti, i roditori esposti a dosi elevate e ripetute di sostanze psichedeliche hanno mostrato segni di schizofrenia.
In termini di dosaggio, peraltro non è semplice adeguare la dose rispetto al peso. Ma anche tenendo conto di questo aspetto, la quantità di psilocibina somministrata ai topi sarebbe pari a quella che un essere umano assumerebbe consumando più di sette grammi di funghi. Per contestualizzare, spiega il ricercatore, si tratta di una quantità superiore al doppio di quella considerata una “forte” per la maggior parte delle persone: una dose tipica è compresa tra uno e tre grammi.
Quindi, cosa possiamo trarre da tutto questo? La psilocibina e altre sostanze psichedeliche hanno ricevuto molta attenzione negli ultimi anni, in particolare nel mondo della ricerca sulla salute mentale, con numerosi studi (e individui) che ne hanno evidenziato gli effetti positivi.
Alcuni stati degli Stati Uniti hanno facilitato l’accesso alla psilocibina a scopo ricreativo e altri Paesi, come la Germania, la Repubblica Ceca e l’Australia, hanno aggirato del tutto i sistemi normativi per fornire la psilocibina nei casi di depressione grave.
Ciò è preoccupante, sostiene il ricercatore, perché se usati in modo improprio o in dosi molto elevate, i funghi allucinogeni o la psilocibina possono talvolta causare problemi psicologici a lungo termine, come ansia persistente, paranoia e, in rari casi, disturbi visivi che possono persistere a lungo dopo la scomparsa dell’effetto della droga.
Questi effetti sono più comuni in chi presenta vulnerabilità mentali sottostanti o in chi fa uso irresponsabile di sostanze psichedeliche, mentre sono meno probabili quando l’uso avviene in un contesto terapeutico o clinico sicuro. Tuttavia, conclude l’autore, dobbiamo prestare molta attenzione al modo in cui affrontiamo queste discussioni e riportiamo le ricerche sulle sostanze psichedeliche, dato che esiste il rischio di abuso e di effetti collaterali pericolosi.
(Foto di Marek Piwnicki su Pexels)
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