L’idea che la salute mentale possa influenzare lo sviluppo dei tumori è un’ipotesi sollevata in campo medico da lungo tempo. Oggi un numero crescente di dati suggerisce che lo stress e altri fattori psicologici possano effettivamente svolgere un ruolo nella progressione dei tumori, dopo che questi sono comparsi.
Alcune ricerche recenti, spiega un articolo su Knowable Magazine, sono andate oltre gli studi epidemiologici – che spesso hanno dato risultati contraddittori sull’insorgenza del cancro –, approfondendo i meccanismi biologici attraverso i quali lo stress può influenzare l’evoluzione dei tumori. Gli studi condotti su cellule e animali si sono rivelati particolarmente illuminanti in questo senso, mostrando che lo stress psicologico può accelerare la crescita e la diffusione dei tumori.
Negli anni Novanta e nei primi anni Duemila, la ricerca sugli effetti dello stress sull’HIV ha offerto le prime intuizioni. In quel periodo si scoprì infatti che le persone affette da HIV e soggette a stress avevano esiti peggiori a causa dell’impatto del sistema nervoso simpatico sulle cellule immunitarie dei linfonodi. Inoltre, prosegue l’articolo, i ricercatori hanno scoperto che lo stress cronico aumenta le connessioni tra il sistema linfatico e i tumori al seno, facilitando la diffusione delle cellule tumorali. Questo effetto, si è notato, era prevenibile grazie al trattamento con un beta-bloccante, cioè un farmaco che inibisce l’attività di molecole chiave del sistema nervoso simpatico come la noradrenalina.
Ulteriori indagini hanno messo in luce altre vie attraverso le quali lo stress può influire sul cancro. È stato dimostrato che lo stress può innescare cambiamenti molecolari all’interno del sistema immunitario, che possono a loro volta favorire l’infiammazione e, quindi, la crescita del tumore. Inoltre, lo stress può compromettere la funzione delle cellule immunitarie, fondamentali per combattere il cancro. Si è scoperto che nelle pazienti affette da cancro ovarico la depressione e l’ansia erano associate a un indebolimento delle cellule immunitarie che combattono il tumore. Uno scarso sostegno sociale è inoltre legato a livelli più elevati di un fattore di crescita che promuove l’angiogenesi, ovvero la formazione di nuovi vasi sanguigni che forniscono sostanze nutritive ai tumori e che costituiscono una via di metastatizzazione per le cellule tumorali.
Il sistema nervoso simpatico svolge un ruolo chiave in questi processi. Gli studi indicano che i segnali inviati da tale apparato possono influenzare le cellule tumorali in modo da favorirne la crescita. Questo ha portato all’interesse per i betabloccanti, comunemente usati per trattare l’ipertensione, come potenziale modo per contrastare questi effetti, bloccando l’attività di molecole chiave del sistema nervoso simpatico. I dati hanno mostrato che i pazienti affetti da tumore che assumevano betabloccanti al momento della diagnosi avevano spesso esiti migliori, inclusi tempi di sopravvivenza più lunghi.
Tuttavia, è importante notare che i betabloccanti potrebbero non essere efficaci per tutti i tipi di tumore e potrebbero avere effetti negativi su alcune persone, in particolare su chi soffre di asma o di alcune patologie cardiache. Inoltre, questi farmaci agiscono solo sugli effetti a valle dello stress, non sulle cause sottostanti. Pertanto, le strategie per la riduzione dello stress, come la meditazione mindfulness e il counseling, sono probabilmente un complemento necessario a qualsiasi intervento farmacologico. Il lavoro con interventi che coinvolgono la sfera mentale e corporea, come lo yoga, ha dimostrato che queste terapie possono diminuire l’attività infiammatoria delle cellule immunitarie, riducendo potenzialmente il rischio di recidiva del tumore. Nonostante i risultati promettenti, conclude l’articolo, sono necessari studi clinici più ampi per stabilire definitivamente i benefici dei betabloccanti e di altri interventi di riduzione dello stress sulla sopravvivenza al cancro e per determinare la durata di questi effetti. Nonostante la complessità della questione e dei fattori confondenti come il fumo e la dieta, molti ricercatori sostengono che le evidenze supportano già fortemente l’integrazione della gestione dello stress nella cura delle persone a cui è già stato diagnosticato il cancro.
(Foto di Thirdman su Pexels)
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