Skip to main content

In un contesto dominato dalla connessione costante e dall’accelerazione dei ritmi quotidiani, c’è chi si chiede se le nostre società stiano attraversando una metamorfosi. Sebbene l’alfabetizzazione, intesa come capacità tecnica di decodificare i caratteri scritti, rimanga formalmente diffusa, l’abitudine alla lettura profonda e all’analisi di testi lunghi sta subendo un declino verticale. Come documenta un lungo articolo pubblicato su The Atlantic, la popolazione statunitense – i cui dati vengono qui analizzati come specchio delle tendenze in atto nell’intero Occidente – sta scivolando rapidamente verso una condizione di post-literacy, per riprendere un termine coniato da Marshall McLuhan negli anni ‘60.

Secondo l’analisi dell’Atlantic, la rinuncia alla lettura rappresenta una minaccia diretta allo sviluppo cognitivo e alla stabilità emotiva delle nostre comunità. Studi condotti negli ultimi anni negli Stati Uniti (in particolare i dati del National Endowment for the Arts e dell’American Time Use Survey) delineano un collasso verticale dell’abitudine alla lettura per piacere, che tra gli adulti si è dimezzata nell’arco di un ventennio, mentre cresce vertiginosamente il ricorso al gioco d’azzardo e ai contenuti puramente visivi. Anche la struttura dei testi che consumiamo si sta drasticamente semplificando: le frasi dei romanzi di maggior successo nella classifica del New York Times sono oggi più corte di circa un terzo rispetto a quelle di un secolo fa, privilegiando una sintassi lineare a scapito di quella complessità narrativa che un tempo educava il cervello alla pazienza e alla riflessione. Questa contrazione dell’attenzione si riflette nei test di apprendimento dei più giovani statunitensi, dove la quota di studenti capaci di analizzare temi complessi o di comprendere vocaboli insoliti attraverso il contesto è scesa sotto la soglia del 35 per cento, registrando un parallelo declino dei punteggi legati al quoziente intellettivo rilevato dalle università statunitensi. A livello europeo, le rilevazioni dell’OCDE del 2024 sulla competenza alfabetica funzionale riportate da Le Monde confermano la gravità del problema, registrando che il 28 per cento dei cittadini francesi adulti non supera il livello base di comprensione dei testi, limitandosi a frasi brevi e semplici. Questa tendenza è accompagnata da una forte contrazione del mercato editoriale – che in Francia registra una flessione del 6,5 per cento all’inizio del 2026 rispetto all’anno precedente – e da un calo storico dei prestiti nelle biblioteche pubbliche, a dimostrazione del fatto che quasi un cittadino su tre in Francia dichiara ormai di non leggere alcun libro all’anno.

Le neuroscienze confermano che il cervello umano non possiede circuiti biologici innati progettati per la lettura. Per imparare a leggere, l’organismo deve riorganizzare aree cerebrali originariamente deputate alla vista e al linguaggio, un esercizio quotidiano che agisce come una vera e propria palestra per la mente. Quando sostituiamo la lettura di un libro con lo scorrimento infinito dei video brevi sui social media, il cervello si adatta a questa nuova dieta digitale, indebolendo la propria capacità di concentrazione prolungata. I test di diagnostica per immagini analizzati dai ricercatori statunitensi mostrano che i bambini esposti a un uso intensivo di dispositivi digitali presentano uno sviluppo ridotto della materia bianca nelle aree responsabili delle funzioni esecutive e del linguaggio. L’esposizione a stimoli visivi ultra-veloci riduce la capacità di tollerare lo sforzo mentale, abituando la mente a cercare una gratificazione istantanea che rende la lettura di un testo articolato un’attività percepita come inutilmente faticosa e punitiva.

Il timore è che questa fragilità cognitiva si traduca rapidamente in una vulnerabilità del processo democratico, indebolendo la capacità dei cittadini di esercitare un pensiero critico e informato. Storicamente, la diffusione della stampa ha favorito la nascita di un pensiero logico, analitico e lineare, essenziale per la nascita della scienza moderna e della filosofia. Al contrario, la transizione verso quella che il sociologo Walter J. Ong definiva oralità secondaria (una fase culturale in cui la comunicazione di una società alfabetizzata torna a basarsi prevalentemente sulla voce, sul video e sull’immediatezza emotiva tipica delle culture preletterate) favorisce l’ascesa di leader populisti. Questa transizione antropologica ha radici storiche profonde, evidenziate già negli anni trenta dalle ricerche del neuropsicologo Alexander Luria condotte tra le comunità rurali dell’Uzbekistan e del Kirghizistan, dove l’alfabetizzazione portò per la prima volta i soggetti a sviluppare un pensiero logico e astratto. Oggi, le piattaforme algoritmiche globali premiano i messaggi provocatori, le semplificazioni estreme e la creazione di capri espiatori, scoraggiando la comprensione della complessità delle sfide politiche e sociali. In un mondo che non legge più, la verità non si misura sulla solidità delle prove, ma sull’impatto emotivo e sulla notorietà di chi enuncia il messaggio.

A gravare sul futuro della nostra intelligenza collettiva interviene oggi anche l’uso dell’intelligenza artificiale generativa. Nonostante sia presentata come uno strumento per semplificare la produttività quotidiana, la delega della scrittura alle macchine rischia di atrofizzare la nostra capacità di pensare. Scrivere è ben più che sistemare pensieri già formati; è il processo logico attraverso cui l’essere umano organizza le proprie idee, corregge i propri errori e scopre nuove connessioni concettuali. Studi condotti nelle università in Brasile e nel Regno Unito dimostrano che gli studenti che utilizzano regolarmente i sistemi di intelligenza artificiale per i propri compiti cognitivi ottengono risultati peggiori nei test di logica e riflessione, dimostrando che l’eliminazione della fatica intellettuale corrisponde a un rallentamento nello sviluppo cognitivo individuale.

Per contrastare questo declino e proteggere la salute mentale delle persone, è indispensabile promuovere una vera e propria resistenza culturale che rimetta il libro al centro dei percorsi educativi e sociali. Diversi paesi hanno introdotto il divieto dell’uso dei telefoni cellulari durante le ore di lezione, registrando un immediato aumento nel numero di libri presi in prestito dalle biblioteche scolastiche. Difendere il diritto alla lettura profonda non è una rivendicazione nostalgica per addetti ai lavori, ma un atto di prevenzione per garantire la libertà di pensiero e la coesione sociale della nostra comunità. Riappropriandoci del tempo per la riflessione potremo assicurare che il progresso tecnologico rimanga al servizio dell’emancipazione umana, evitando che la nostra civiltà si spenga lentamente sotto il peso della distrazione.

(Foto di freestocks su Unsplash)

Ricordati di farlo

Lo sai che puoi destinare il 5 per mille dell’IRPEF all’Avis di Legnano? Basta inserire il nostro codice fiscale al momento della dichiarazione. Useremo i proventi per fare ancora meglio ciò che facciamo da sempre.

È spiegato tutto qui

Privacy Preference Center