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Il governo ha presentato un disegno di legge che inverte l’onere della prova per i minori tra i 14 e i 18 anni: non sarà più il giudice a dover dimostrare la loro capacità di intendere e volere, ma la difesa a dover provare il contrario. Una misura che secondo molti giuristi tradisce la logica educativa su cui si fonda il sistema penale minorile italiano. Ne scrive Scienza in Rete.

Nel pomeriggio di giovedì 23 luglio 2026, seduta n.182, il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge recante modifiche in materia di imputabilità del minore. Si conoscerà il testo del D.d.l. non appena sarà trasmesso al Parlamento e per ora occorrerà accontentarsi del comunicato stampa pubblicato sul sito del Governo e del testo attuale degli artt. 98 co. 1 c.p. e 9 d.P.R. 448/1998, entrambi interessati dal disegno di legge.

Il processo penale minorile, in vigore dal 1° gennaio 1989 in attuazione del D.p.r. n. 448 del 1988, ha storicamente rappresentato un terreno di sperimentazione per scelte ispirate a istanze di abolizionismo, rieducazione, al reinserimento sociale e alla diversion, cioè all’obiettivo di tenere il ragazzo o la ragazza fuori dal circuito penale ogni volta che sia possibile. Per questo, osservarne l’evoluzione ha offerto a lungo spunti preziosi su come perseguire in modo efficace le finalità della giustizia minorile: recupero, responsabilizzazione, reinserimento.

L’idea di modificarne impianto e visione invece tenta la destra da tempo. Una prima proposta di legge in Senato, sul tema, è stata avanzata nel 2001 da Giuseppe Consolo, allora Alleanza Nazionale, che voleva portare il limite di età per l’imputabilità del minore da 14 a 12 anni. Nel 2006 ci provò Alfredo Biondi, Forza Italia, che voleva portarla da 14 a 13 anni. La Lega insiste sul tema dal 2019, con una proposta di legge presentata a firma dell’onorevole Gianluca Cantalamessa. Dal 2019 sono molto numerosi gli interventi di Matteo Salvini sul tema, con un crescendo a partire dal 2023. L’ultima proposta a essere stata presentata in Parlamento è quella a firma di Marta Fascina, che ha iniziato il suo iter in Commissione Giustizia proprio una manciata di giorni fa, il 7 luglio, con relatore Pietro Pittalis. La proposta è nuovamente quella di abbassare l’età imputabile da 14 a 13 anni.

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(Foto di Tingey Injury Law Firm su Unsplash)

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