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Un’inchiesta giornalistica realizzata da Il Bo Live ha esaminato i principali problemi che affliggono gli studenti delle università italiane, e cosa si fa (o si potrebbe fare) per affrontarli.

Competizione, paura di non essere all’altezza, carichi di lavoro eccessivi, la sensazione di non avere tempo sufficiente per rispettare le scadenze, come se la giornata non fosse abbastanza lunga per portare a termine tutto ciò che si vorrebbe.

Sono alcuni dei fattori più comuni che influenzano negativamente la salute mentale di studenti e studentesse degli atenei italiani. Emergono dalle risposte al nostro sondaggio sulla salute mentale all’università che è circolato sui social nei mesi scorsi. Sono quindi il risultato di un’inchiesta giornalistica che non ha nessuna pretesa di validità scientifica, ma che voleva provare a prendere la temperatura al corpo studentesco.

Sono indicazioni che, sostanzialmente, sono comunque in linea con la interviste a esperti ed esperte che abbiamo realizzato nei mesi scorsi e raccontano di un malessere che, seppure non predominante tra le migliaia di persone che frequentano l’università italiana, viene sperimentato da un consistente numero di studenti e studentesse che faticano a stare bene tra le aule degli atenei.

Cosa ne sarà di me?

Un aspetto importante e trasversale emerso dalle risposte al nostro questionario e dagli studi che abbiamo consultato è la preoccupazione per il futuro. Per alcuni studenti e studentesse, l’attuale configurazione del percorso universitario non favorisce il benessere di tutti e tutte. Viene spesso percepito come un “passaggio obbligato perché fornisce il titolo necessario per il dopo” a discapito di una università come “spazio per l’esplorazione del proprio futuro”. Era emerso dal colloquio con Mauro Di Lorenzo, psicoterapeuta dell’Istituto Minotauro di Milano che sulla base della sua esperienza con giovani adulti ci ha tracciato un quadro di potenziali punti di attrito.

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(Foto di Comunicazione Loppiano su flickr)

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