Negli ultimi decenni il consumo globale di farmaci è cresciuto rapidamente, trainato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle malattie croniche e dallo sviluppo di terapie sempre più sofisticate. Per contro, residui di principi attivi sono ormai rilevabili in fiumi, laghi e acque costiere di tutto il mondo, con effetti reali e potenziali sugli ecosistemi. Ne scrive Scienza in Rete.
Sono il pilastro della medicina moderna, molecole in grado di debellare malattie un tempo incurabili. Stiamo parlando dei farmaci, eredi dei rimedi naturali utilizzati fin dall’Antico Egitto e oggi prodotti su larga scala grazie all’industrializzazione, che ha reso possibile trattare un numero crescente di pazienti e sviluppare nuove molecole in laboratorio. Ma dopo aver svolto la loro funzione, queste sostanze non scompaiono: vengono eliminate dall’organismo e possono continuare a circolare nell’ambiente, con effetti che vanno ben oltre quelli terapeutici. Negli ultimi due decenni la spesa sanitaria globale è più che raddoppiata e, secondo lo United Nations Environment Programme (UNEP), oggi vengono somministrati circa 4.000 farmaci, un quarto dei quali circa finisce nelle acque di almeno 89 Paesi diversi, spesso senza alcun processo di trattamento. La farmacologia moderna si configura così anche come una fonte crescente di inquinamento ambientale su larga scala. Un progresso che ha un costo anche in termini di equità, concentrandosi nei Paesi ad alto reddito, che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità assorbono circa l’80% della spesa sanitaria globale, mentre oltre metà della popolazione mondiale resta senza accesso ai servizi essenziali e un terzo non può permettersi i farmaci necessari (dati World Health Organization).
Eppure, circa il 70% dei farmaci deriva dalla biodiversità – dalla morfina al captopril – ma allo stesso tempo contribuisce alla sua pressione e al suo declino. Un paradosso che rischia di trasformarsi in un effetto domino: dal danno agli ecosistemi fino a ricadute dirette sulla salute umana.
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(Foto di Dima Mukhin su Unsplash)
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