Sempre più persone sui social parlano di neurodivergenze come autismo e ADHD (che sta per disturbo da deficit di attenzione/iperattività), e sempre più persone – spesso adolescenti – affermano di averne una, a volte anche senza aver mai consultato uno specialista: si parla in questi casi di autodiagnosi. Ne scrive Scienza in Rete.
In un episodio della serie TV del 2024 English Teacher, il protagonista (che, come suggerisce il titolo, è un insegnante) ha una discussione con una studentessa che afferma di avere la «sindrome di Tourette asintomatica». Alla domanda se abbia ricevuto una diagnosi formale, la ragazza risponde che non può riceverne una: la sindrome, essendo asintomatica, può essere solo autodiagnosticata. La scena è stata discussa anche in un subreddit di persone con la sindrome di Tourette, quella vera, dove ha ricevuto commenti contrastanti: alcuni dicono che la scena è cringe e un po’ offensiva, mentre altri la trovano divertente e apprezzano il suo prendersi gioco di chi finge di avere la Tourette al fine di ottenere facili attenzioni. La scena, infatti, non è frutto di pura fantasia, ma si ispira a un fenomeno molto discusso in rete: quello delle autodiagnosi.
Le autodiagnosi in senso generale non sono una novità: è da quando Internet è diventato di dominio pubblico che le persone lo usano per capire di quale malattia soffrano in base ai propri sintomi – anche se con efficacia dubbia. Ma negli ultimi anni il termine “autodiagnosi” ha iniziato ad avere anche una nuova accezione: oggi questa parola si riferisce spesso alle neurodivergenze e a un processo che, in un certo senso, è opposto a quello delle autodiagnosi tradizionali. Nel suo significato moderno, l’individuo non cerca più la spiegazione medica di sintomi che aveva notato in precedenza, ma si imbatte in contenuti online – spesso video – che associano una specifica neurodivergenza a dei sintomi che prima di allora poteva anche non aver mai notato in sé stesso. In questo modo, molte persone si convincono di soffrire di condizioni come l’autismo, il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) e il disturbo da stress post-traumatico (DSPT o, in inglese, PTSD) senza aver consultato una figura esperta, con il rischio di autodiagnosticarsi ciò che non si ha realmente.
Questo fenomeno è facile vittima di semplificazioni – per esempio, si potrebbe pensare che sia «solo una moda» – e, visto che riguarda principalmente adolescenti, anche di paternalismo e stereotipi generazionali. Tuttavia, da qualche anno l’argomento è uscito dai forum e dalle sezioni commenti, trovando spazio sia sulle pagine delle grandi testate giornalistiche internazionali sia nel dibattito scientifico: al giorno d’oggi sono sempre di più gli psicologi che lo studiano cercando di capirne cause ed effetti.
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(Foto di Szabo Viktor su Unsplash)
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