L’ascesa dei grandi patrimoni globali sta ridisegnando i confini tra economia e politica, sollevando interrogativi sulla tenuta dei sistemi democratici. Secondo il nuovo rapporto di Oxfam International, pubblicato all’inizio dell’anno, le fortune dei miliardari sono cresciute a un ritmo tre volte superiore rispetto alla media degli ultimi cinque anni, portando la ricchezza totale di questa élite alla cifra record di oltre 18mila miliardi di dollari. Mentre la figura del primo trilionario (ovvero un individuo il cui patrimonio raggiunge i mille miliardi di dollari) appare ormai all’orizzonte, una persona su quattro nel mondo continua ad affrontare la piaga della fame. Questo divario non è solo un problema economico, ma rappresenta una minaccia diretta alla stabilità politica: i paesi più diseguali hanno infatti una probabilità sette volte maggiore di subire fenomeni di erosione democratica, il progressivo indebolimento delle istituzioni e dei diritti civili a favore di una gestione autoritaria del potere.
Il rapporto evidenzia come la ricchezza estrema venga utilizzata sistematicamente per influenzare i processi decisionali attraverso tre canali principali. Il primo riguarda il finanziamento delle campagne elettorali e il lobbismo (l’attività di pressione esercitata da gruppi di interesse sui decisori pubblici): negli Stati Uniti, ad esempio, le aziende legate ai dieci uomini più ricchi del mondo spendono in lobbying più di tutti i sindacati messi insieme. Il secondo canale è il controllo dei media e delle tecnologie di intelligenza artificiale, settori ormai dominati da una manciata di miliardari capaci di orientare l’opinione pubblica e legittimare il sistema economico attuale. Infine, si assiste alla discesa in campo diretta dei super-ricchi nelle istituzioni: un miliardario ha oggi una probabilità quattromila volte superiore rispetto a un cittadino comune di ricoprire incarichi di governo.
Di fronte al crescente malcontento popolare per l’aumento del costo della vita, molti governi stanno scegliendo la via della forza invece di quella della giustizia sociale. Nel 2025, numerose proteste guidate dalla Generazione Z (i giovani nati tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni ‘10) sono state accolte con brutali repressioni, arresti arbitrari e limitazioni della libertà di espressione digitale. Una tattica diffusa per distogliere l’attenzione dalle responsabilità delle élite è quella del capro espiatorio (la colpevolizzazione di un gruppo minoritario, come i migranti, per nascondere le reali cause di un disagio sociale). Alimentando narrazioni d’odio e divisione tra le classi lavoratrici, il potere economico riesce a proteggere se stesso, indebolendo la coesione sociale e i meccanismi di solidarietà che sono alla base di ogni società sana.
Per invertire questa tendenza, Oxfam propone una riforma radicale dei sistemi economici e politici. La priorità assoluta deve essere l’adozione di Piani Nazionali di Riduzione della Disuguaglianza, con l’obiettivo di riportare il coefficiente di Gini (l’indicatore statistico che misura la distribuzione del reddito, dove lo zero rappresenta la perfetta uguaglianza) al di sotto della soglia critica dello 0,3. Tra le misure concrete figurano la tassazione progressiva sui grandi patrimoni, la regolamentazione del lobbismo e la garanzia di un’informazione indipendente dal potere finanziario. È inoltre necessario rafforzare il potere collettivo dei cittadini attraverso i sindacati e la protezione degli spazi civici. La lotta alla disuguaglianza non è solo una questione di cifre, ma la difesa del diritto universale alla dignità e alla partecipazione politica, affinché il futuro del pianeta non sia più deciso da pochi eletti, ma un bene comune condiviso da tutti.
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