L’eccesso di lavoro e lo stress cronico esistono in tutti i paesi, ma alcuni hanno capito che conviene prenderli sul serio. Ne ha scritto il Post, raccontando il caso della Danimarca.
Da trent’anni a questa parte istituti di ricerca pubblici e privati in tutti i principali paesi avanzati sottolineano l’aumento costante di una specifica sindrome psicologica che colpisce i lavoratori e le lavoratrici di molti settori diversi: il burnout. È una condizione psicologica caratterizzata da stanchezza cronica ed esaurimento delle energie, sentimenti di negatività e distacco dal lavoro e riduzione dell’efficacia professionale che colpisce un numero crescente di persone in molti ambiti, e ha grosse conseguenze sia sugli individui che ne soffrono che sull’economia dei paesi in cui vivono.
Comparare con precisione i tassi di burnout a livello internazionale è sostanzialmente impossibile, perché ogni stato lo misura e lo definisce in maniera diversa. Quel che è certo è che alcune culture del lavoro si sono adeguate, e quindi hanno cominciato a riconoscere la gravità del burnout e a offrire aiuto a chi ne soffre, e altre molto meno.
Molti italiani che si trasferiscono in posti come Belgio, Paesi Bassi, Danimarca o Svezia, per esempio, raccontano con stupore quanto è facile e frequente chiedere e ottenere congedi per il burnout, o anche solo per prendersi cura dello stress prima che la situazione peggiori. In Svizzera, poi, le diagnosi sono così sdoganate che è abitudine usare il burnout come giustificazione per altri problemi personali che si preferisce invece tenere per sé. Nel paese si trovano peraltro le migliori cliniche private per guarire dal burnout in Europa, naturalmente molto costose.
(Foto di DC Studio su Freepik)
Col sangue si fanno un sacco di cose
Le trasfusioni di sangue intero sono solo una piccola parte di ciò che si può fare con i globuli rossi, le piastrine, il plasma e gli altri emocomponenti. Ma tutto dipende dalla loro disponibilità, e c’è un solo modo per garantirla.
