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Abbiamo parlato più volte di recente della netta decisione dell’attuale amministrazione statunitense di ritirarsi dai principali programmi legati alla ricerca sulla salute a livello mondiale. Un gruppo di ricercatori ha provato a calcolare, usando dei modelli matematici, il costo umano di questa scelta nel prossimo futuro.

Per decenni, gli Stati Uniti sono stati il principale contributore delle iniziative sanitarie nei Paesi a basso reddito, fornendo quasi un quarto di tutta l’assistenza sanitaria globale. Questo investimento sostanziale, che ammonta a circa 12 miliardi di dollari solo nel 2024, ha contribuito a promuovere miglioramenti costanti nella salute pubblica a livello globale, spiega un articolo su Nature. Risultati importanti come la riduzione del 51% dei decessi per HIV tra il 2010 e il 2023 e la diminuzione del 23% dei decessi per tubercolosi tra il 2015 e il 2023 sono in parte attribuibili a questo sostegno.

Tuttavia, questo impegno a lungo termine è ora a rischio. Se gli Stati Uniti dovessero interrompere la loro spesa annuale per la salute globale, i modelli suggeriscono che si registrerebbe un numero di morti aggiuntive pari a circa 25 milioni nei prossimi 15 anni. Queste proiezioni derivano da analisi che prevedono il potenziale collasso di programmi cruciali riguardanti la tubercolosi, l’HIV, la pianificazione familiare e la salute materno-infantile.

I ricercatori hanno cercato di quantificare le potenziali conseguenze di tagli così drastici ai finanziamenti. I loro risultati, pubblicati in anteprima sul server SSRN, delineano un quadro piuttosto cupo.

Prima di proseguire, è bene specificare che lo studio in questione è stato condiviso come preprint, e non è quindi ancora stato sottoposto alla procedura di peer review (revisione tra pari) che potrebbe confermare i risultati o alla richiesta di modifiche o integrazioni da parte degli autori.

Per quanto riguarda l’HIV/AIDS, in particolare il Piano di Emergenza per l’Aiuto all’AIDS del Presidente degli Stati Uniti (PEPFAR) nei 55 paesi sostenuti, l’interruzione dei trattamenti, dei test e degli interventi di prevenzione potrebbe causare 15 milioni di decessi legati all’AIDS entro il 2040. Si stima che la maggior parte di questi decessi si verificherà in sei stati africani, tra cui Mozambico, Nigeria e Uganda. Inoltre, il numero di bambini orfani a causa dell’AIDS, una tendenza che in precedenza si prevedeva in calo, potrebbe invece aumentare di 14 milioni; altri 26 milioni di persone potrebbero essere infettate dall’HIV senza il PEPFAR.

Anche la lotta alla tubercolosi, la malattia infettiva più letale al mondo, subirà una grave battuta d’arresto. I tagli al programma USAID e ai contributi statunitensi al Fondo Globale per la lotta all’AIDS, alla tubercolosi e alla malaria potrebbero causare 69 milioni di infezioni e 2 milioni di morti in più entro il 2040 in 79 Paesi a basso e medio reddito.

Anche la salute materna e infantile risentirà dei tagli. Attualmente gli Stati Uniti spendono circa 600 milioni di dollari all’anno per i servizi di pianificazione familiare. Se i tagli a questi programmi continuassero, nel 2025 si potrebbero verificare 17 milioni di gravidanze indesiderate, 5 milioni di aborti non sicuri e 34 mila morti materne. L’interruzione degli acquisti di contraccettivi da parte di USAID nell’arco di cinque anni potrebbe causare 55 milioni di gravidanze indesiderate in più. La riduzione dei servizi per le donne incinte e per i bambini in 25 Paesi, che includono l’assistenza neonatale, la diagnosi delle malattie infantili, l’assistenza al parto e l’assistenza ostetrica d’emergenza, potrebbe causare altri 8 milioni di morti infantili entro il 2040, riportando i livelli di mortalità infantile ai livelli del 2010. Inoltre, almeno mezzo milione di donne incinte potrebbe morire per mancanza di accesso all’assistenza sanitaria e altri due milioni di bambini potrebbero nascere morti.

Lo studio sottolinea il ruolo sproporzionato degli Stati Uniti nel contesto della salute globale e i rischi intrinseci di una dipendenza così forte da un unico donatore. Anche se alcuni altri paesi donatori e finanziatori privati hanno aumentato i loro contributi, tali aumenti sono stati generalmente inferiori al deficit potenziale degli Stati Uniti. Marco Rubio, segretario di Stato americano, ha dichiarato che il governo sta riorientando i programmi di assistenza all’estero per allinearli alle priorità nazionali, pur continuando i programmi salvavita essenziali e facendo investimenti strategici. Tuttavia, l’entità dei potenziali tagli e il loro impatto previsto sollevano serie preoccupazioni nella comunità sanitaria globale riguardo al futuro della prevenzione e del trattamento delle malattie nelle regioni più vulnerabili del mondo. Si prevede che la brusca interruzione dei finanziamenti, senza un tempo di adattamento adeguato per i programmi nazionali e gli altri donatori, avrà conseguenze terribili e di lunga durata.

(Foto di Donovan Reeves on Unsplash)

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