Da metà giugno all’inizio di luglio, l’Europa occidentale ha registrato le temperature medie più elevate degli ultimi decenni. A giugno si è toccato un nuovo record con una temperatura media di 24,9 gradi centigradi. Le temperature hanno spesso superato i 40 gradi, raggiungendo persino i 46 in Spagna e Portogallo. Queste condizioni estreme, spiega un articolo su Nature, sono state in gran parte causate da zone di alta pressione che intrappolano l’aria calda facendola ristagnare e intensificare. Le ricerche indicano che tali ondate di calore stanno diventando molto più frequenti nella regione: ad esempio, secondo un rapporto del Grantham Institute dell’Imperial College di Londra, Londra può ora aspettarsi eventi di questa natura ogni sei anni invece che ogni sessanta.
Il costo umano di questo caldo è stato elevato. In 12 grandi città europee si sono verificati circa 2.300 decessi legati al caldo, di cui circa 1.500 (il 65%) direttamente collegati al calore aggiuntivo causato dalle emissioni di combustibili fossili. Questo dato è stato calcolato confrontando le temperature effettive registrate durante l’ondata di caldo di fine giugno con quelle che si sarebbero avute in assenza di cambiamento climatico causato dall’uomo, e applicando poi alcuni modelli. Gli anziani, in particolare quelli di età superiore ai 65 anni, sono risultati i più vulnerabili, rappresentando quasi il 90% dei decessi. Uno studio condotto in Austria dal 2015 al 2022 ha rilevato che i distretti con una popolazione più anziana hanno registrato circa il 50% in più di decessi nei giorni molto caldi. Si ritiene che il numero effettivo di vittime possa essere ancora più alto, in quanto i decessi legati al caldo sono spesso registrati come legati a patologie preesistenti, come le malattie cardiache. L’analisi dei dati austriaci ha anche rivelato un aumento del 30% delle diagnosi di patologie circolatorie, respiratorie e mentali durante le ondate di calore. Per proteggere le persone, è necessario migliorare i sistemi di allerta per le ondate di calore, soprattutto negli ospedali e nelle case di cura, e apportare cambiamenti a lungo termine nelle città, come la creazione di più spazi verdi e la modifica degli edifici per una migliore dissipazione del calore.
Oltre a mettere a repentaglio la salute, le ondate di calore hanno causato sfollamenti a causa degli incendi boschivi, prosegue l’articolo. Se è difficile stabilire con certezza quante persone siano state sfollate esclusivamente a causa del caldo, migliaia sono state temporaneamente evacuate o hanno dovuto abbandonare le proprie case a causa degli incendi durante le ondate di calore di quest’anno. Il 2025 è già un anno record per quanto riguarda gli incendi boschivi, con condizioni di caldo e siccità che ne favoriscono la diffusione e la durata. A giugno e luglio, gli incendi hanno devastato l’Europa meridionale, causando l’interruzione delle attività di un ospedale e di un aeroporto in Sardegna e l’evacuazione di 50mila persone a Izmir, in Turchia. Nei pressi di Atene, all’inizio di giugno, si sono registrati 14mila sfollamenti. Tra il 10 giugno e l’8 agosto 2025, in Europa, sono state sfollate a causa degli incendi boschivi oltre 98mila persone. Le proiezioni indicano che entro il 2050, 3,4 miliardi di persone vivranno in paesi che affrontano gravi minacce ecologiche, rispetto ai due miliardi del 2022. La possibilità di trasferirsi in modo permanente da zone più calde a zone più fresche è spesso limitata a chi dispone di maggiori risorse e opportunità.
Anche l’impatto economico è stato notevole. La società di servizi finanziari Allianz ha stimato che l’ondata di caldo recente potrebbe ridurre il prodotto interno lordo (PIL) europeo di almeno l’1% in paesi come Spagna, Italia e Grecia. Questo impatto previsto riflette la riduzione della produttività del lavoro, la riduzione dell’orario di lavoro e il rallentamento di settori come l’agricoltura e la logistica. Ad esempio, la Spagna ha registrato 52 giorni con temperature superiori ai 32 gradi, con un costo stimato pari all’1,4% del PIL; la Grecia (43 giorni) e l’Italia (44 giorni) hanno subito, rispettivamente, un costo pari all’1,1% e all’1,2% del PIL. Un solo giorno di caldo estremo, definito appunto come superiore ai 32 gradi, può avere un impatto sull’economia pari a mezzo giorno di sciopero.
Infine, conclude l’articolo, le ondate di calore hanno messo a dura prova i sistemi energetici europei. Con l’aumento dell’uso dei condizionatori, la domanda di elettricità ha registrato un aumento del 14%. Le reti elettriche hanno faticato a sostenere il carico, con alcune centrali che hanno subito interruzioni di corrente a causa dello stress a cui sono stati sottoposti i cavi e i sistemi di raffreddamento. Di conseguenza, i prezzi dell’elettricità in diversi Paesi, tra cui Germania e Francia, sono aumentati fino a due o tre volte. Sebbene l’energia solare si sia rivelata utile, in particolare nei paesi che hanno investito in fonti energetiche flessibili come le centrali idroelettriche, la situazione ha evidenziato l’urgente necessità di investire maggiormente in sistemi di accumulo di energia adattabili.
Noi ci siamo
Quando è nata Avis Legnano i film erano muti, l’Italia era una monarchia e avere una radio voleva dire essere all’avanguardia. Da allora il mondo è cambiato, ma noi ci siamo sempre.
