Secondo Fish – Federazione italiana per il superamento dell’handicap, lo “Schema di decreto legislativo recante norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità” (atto del governo numero 378, approdato all’esame delle Camere in questi giorni) è «da rigettare». Bocciato dunque senza mezzi termini il testo con il quale il governo si era impegnato a recepire alcune delle indicazioni proposte dalle associazioni sul tema dell’istruzione per i ragazzi con disabilità. Nei mesi scorsi c’erano stati diversi tavoli tecnici tra il Ministero dell’istruzione e i rappresentanti delle associazioni, nei quali si era cercato di portare avanti un confronto sui temi principali che avrebbero potuto dare qualità alla riforma.
Invece, sostiene Fish, si sono fatti addirittura dei passi indietro, e «le istanze delle persone con disabilità sono state largamente ignorate se non contrastate». Così ha commentato il presidente di Fish Vincenzo Falabella, che poi ha spiegato quali sono i punti che hanno generato maggiore delusione: «Vediamo tradite le principali istanze del movimento delle persone con disabilità, mascherandole dietro dichiarazioni di intento ma declinandole in un nulla di davvero concreto, anzi tornando indietro rispetto anche alle minime garanzie attuali. Temi come quelli della continuità scolastica, della garanzia di sostegno adeguato, della formazione dei docenti, della qualità scolastica, della corretta valutazione delle necessità e delle potenzialità degli alunni con disabilità, della programmazione sostenibile e congruente, della rivisitazione intelligente di ruoli, competenze, responsabilità sono – in tutta evidenza – tradite e, a tratti, irrise. In termini ancora più schietti: una presa in giro!».
Molto netto il giudizio di Falabella, che poi annuncia l’avvio di una mobilitazione «di protesta e di denuncia», alla quale chiama a partecipare cittadini e associazioni, affinché il testo sia rivisto. Il disappunto è amplificato forse anche dalle rassicurazioni date a settembre 2016 dall’allora sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone: «Nel testo che stiamo elaborando stiamo tenendo conto di tutte le criticità che sono emerse fin qui sul tema dell’inclusione degli studenti disabili, per eliminarle e per spazzare via una volta per tutte le ipocrisie che sporcano un sistema d’eccellenza a confronto con gli altri paesi europei. Per questo stiamo andando sempre più nella direzione di una maggiore formazione e competenza per i docenti di sostegno, che fanno un lavoro straordinario ma vanno preparati adeguatamente e in maniera più specializzata, ma anche e soprattutto di tutta la comunità scolastica, perché l’inclusione è responsabilità di tutti e non soltanto di un insegnante particolare per un certo numero di ore. Stiamo andando incontro alle esigenze delle famiglie dando continuità al sostegno per i propri figli, semplificando e uniformando a livello nazionale il sistema di certificazione. Stiamo guardando a un “progetto di vita” per questi ragazzi che tenga conto delle loro abilità e che vada oltre il piano educativo della scuola».
Giudizi più nel merito sono arrivati nei giorni scorsi da Dario Ianes, docente ordinario di Pedagogia e Didattica speciale all’Università di Bolzano che, pur riscontrando alcuni elementi positivi all’interno della bozza di decreto, trova che uno degli aspetti più critici del testo sia nella formazione degli insegnanti: «C’è solo un corso di specializzazione sul sostegno, da 60 crediti, come oggi. I 120 crediti di cui parla il testo sono divisi in realtà in due, 60 al corso e 60 pregressi per poter accedere al corso. E cosa devo fare per maturare quei 60 crediti? Per la primaria ti puoi far riconoscer quelli fatti durante l’università, il tirocinio e la tesi, quindi di fatto la formazione è uguale ad oggi. Sulla secondaria invece, che in università ha solo 6 o 7 crediti sull’inclusione, non si capisce dove uno possa andare a prenderli. Forse facendo un anno di scienze della formazione, ma è folle: 5 anni per la laurea più 3 per la formazione secondaria per insegnare, più uno per accedere al corso di specializzazione più uno di corso: dieci anni di formazione? È ridicolo».
Il tenore dei commenti non cambia nel caso di Salvatore Nocera, avvocato ed esperto tecnico di Fish nel campo dell’inclusione scolastica. Egli sottolinea dapprima alcuni elementi soddisfacenti: «Positivo è il passaggio al profilo di funzionamento, che rimanda alla disabilità come una situazione dinamica, collocata nel contesto. Positivo è anche il collegamento fra scuole ed enti locali, perché non deve essere solo la scuola ad occuparsi degli alunni con disabilità». Poi passa ai problemi, tra cui quello della valutazione degli alunni, sulla quale nello schema di decreto c’è un «arretramento pauroso», arrivato del tutto a sorpresa, in particolare nel punto in cui si dice che alla fine della scuola secondaria di primo grado gli alunni «devono fare prove d’esame equipollenti, dimostrando di conoscere elementi basilari della disciplina e non prove differenti, come previsto dalla legge 104. Moltissimi ragazzi non avranno il diploma ma solo un attestato, andranno alla scuola superiore ma anche lì non potranno fare l’esame maturità, potranno avere solo un attestato. È un punto che non condividiamo assolutamente».
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