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La percezione sociale del consenso è modellata da miti dello stupro e norme culturali che rendono il rifiuto di una donna rischioso, perfino impensabile in alcuni contesti. InGenere propone una lettura femminista del dibattito giuridico in corso.

La violenza sessuale non è mai stata, per il femminismo, un problema di fraintendimenti individuali o di comunicazione difettosa. È sempre stata letta come un fenomeno strutturale, inscritto nei rapporti di potere che attraversano la sessualità, il diritto e l’organizzazione sociale. Anche la letteratura più recente, pur provenendo da campi disciplinari diversi, continua a convergere su questo punto: la violenza sessuale è un fatto sociale e politico prima ancora che un evento isolato, e si intreccia con ruoli di genere, ideologie patriarcali e gerarchie che rendono accettabile la dominazione maschile e “plausibile” l’appropriazione sessuale delle donne, delle ragazze, delle bambine e di tutte le persone che si trovano a fare esperienza di una condizione di soggezione e dipendenza.

In questa cornice, la narrazione – anche da parte di giuristi e operatori della giustizia – che riduce il problema a “malintesi” o a una comunicazione ambigua è già parte del problema, perché oscura l’asimmetria che struttura l’incontro e sposta l’attenzione dal potere alla percezione individuale. In questa genealogia, il diritto non appare come uno strumento neutro di protezione, ma come uno dei luoghi in cui la violenza viene selezionata, resa intelligibile o negata. Per lunghi decenni, il paradigma tradizionale fondato su forza, minaccia e coercizione ha reso giuridicamente leggibili solo alcune forme di violenza, lasciandone altre nel fuori-campo: l’incapacità di opporsi, il freezing, la soggezione relazionale, la pressione insistente, l’abuso di posizione. È esattamente qui che si colloca l’enorme fatica – politica prima ancora che dogmatica – di reimpostare il problema attorno al consenso, con la consapevolezza che anche questo elemento presuppone una lettura inscritta in un ordine simbolico complesso.

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(Foto di Eduardo Barrios su Unsplash)

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