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Le temperature estreme fatte registrare in questo inizio di estate non sono più un’eccezione. Di fronte a questa emergenza, la discussione pubblica dovrebbe concentrarsi su come adattare le nostre comunità al cambiamento climatico, proteggendo la salute delle fasce più deboli della popolazione. Eppure, alcuni esponenti politici hanno deciso di usare il dibattito sull’ uso dell’aria condizionata come strumento di una perdurante guerra culturale. Come osserva un’analisi pubblicata su The Conversation, si tenta di imporre ai cittadini una scelta fittizia e polarizzante: da un lato sostenere la tutela del pianeta e il Green Deal europeo, dall’altro difendere il diritto di mantenere fresca la propria casa. Si tratta di una falsa scelta, volta a dividere l’opinione pubblica anziché risolvere un problema di sicurezza collettiva.

Nessuno dovrebbe sentirsi in colpa per il desiderio di trovare sollievo dal caldo estremo. Il condizionatore non è un lusso superfluo, ma un vero e proprio presidio di prevenzione sanitaria e di salvaguardia della vita. Per gli anziani, i pazienti negli ospedali e chi vive in abitazioni prive di un adeguato isolamento termico, la possibilità di abbassare la temperatura rappresenta una barriera indispensabile contro il rischio di mortalità per cause cardiovascolari e respiratorie. I rilievi epidemiologici preliminari stimano che l’ultima ondata di calore abbia causato oltre 1.300 decessi prematuri in Europa, mentre l’Organizzazione mondiale della sanità calcola che il caldo provochi annualmente più di 175mila morti nel continente. Ma se la necessità del raffrescamento è fuori discussione, altrettanto insostenibile è la tesi di chi propone di installare sempre più condizionatori alimentati da fonti fossili, ignorando deliberatamente le cause del surriscaldamento.

La vera sfida non consiste nel rinunciare al fresco, ma nel capire come questo fresco venga prodotto e chi possa effettivamente permetterselo. La risposta strutturale, secondo l’analisi, risiede nell’elettrificazione dei consumi, ossia il processo di sostituzione delle tecnologie alimentate a combustibili fossili con dispositivi alimentati esclusivamente da elettricità pulita. I condizionatori di ultima generazione sono molto più efficienti rispetto a quelli di appena un decennio fa, consentendo di abbassare le temperature domestiche con un dispendio energetico ridotto. Molti di questi dispositivi ad altissima tecnologia sono prodotti in Europa, a dimostrazione di come la transizione ecologica possa rafforzare l’industria locale creando al contempo posti di lavoro stabili. Per sostenere questo cambiamento, tuttavia, occorrono infrastrutture moderne: reti elettriche intelligenti capaci di distribuire l’energia a livello transfrontaliero, procedure semplificate per l’installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili e sistemi avanzati per l’accumulo di energie tramite batterie.

In questo scenario integrato, ogni tecnologia pulita si inserisce in un circolo virtuoso. I pannelli solari installati sui tetti producono la massima quantità di energia proprio nelle ore centrali della giornata, quando la richiesta di condizionamento tocca il suo picco. Allo stesso modo, le pompe di calore (dispositivi termici ad alta efficienza capaci di riscaldare gli ambienti in inverno e di rinfrescarli in estate) consentono di dimezzare le bollette delle famiglie riducendo la dipendenza dalle importazioni di gas. L’efficacia di queste misure è strettamente legata alla riqualificazione del tessuto urbano e al contrasto della cementificazione, che impedisce la traspirazione del terreno. Incrementare la presenza di alberi e depavimentare le piazze storiche, come stanno sperimentando città come Parigi e Marsiglia, permette di abbassare le temperature di alcuni gradi e di proteggere la salute dei residenti attraverso barriere naturali contro le ondate di calore.

La transizione energetica ed ecologica non è quindi un vincolo punitivo, ma rappresenta la una polizza assicurativa per il futuro. L’Unione europea si prepara a presentare, entro la fine del 2026, una nuova strategia per la resilienza climatica che introdurrà norme vincolanti e strumenti di monitoraggio coordinati tra tutti i paesi membri. Rifiutare le guerre culturali e investire in infrastrutture intelligenti, nell’elettrificazione pulita e nella rigenerazione verde delle nostre città è l’unico modo per garantire a ogni cittadino e cittadina il diritto alla salute e al benessere.

(Immagine di Mathieu Vivier da Pixabay)

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