Il lavoro da remoto (in Italia anche detto “smart working”) è diventato molto popolare (e in molti casi una scelta forzata) durante la pandemia. Eppure da allora stiamo tornando indietro. Secondo i dati raccolti da Lorenzo Ruffino per la sua newsletter, in Italia oggi solo l’8,2 per cento delle persone lavora da remoto, contro una media UE del 23 per cento.
Solo l’8,2 per cento degli occupati italiani ha lavorato da casa nel 2025. Per capire quanto sia diffuso il lavoro da remoto in Italia e come sia cambiato dopo la pandemia, ho analizzato i microdati della Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, l’indagine campionaria che ogni trimestre intervista decine di migliaia di persone e misura occupazione, disoccupazione e condizioni di lavoro nel Paese. La rilevazione contiene una domanda diretta sul lavoro svolto da casa nelle quattro settimane precedenti l’intervista.
La domanda ammette tre risposte affermative e una negativa. Considerando tutto il 2025, il 91,8 per cento degli occupati italiani risponde “no, mai”. Il 5,5 per cento ha lavorato da casa “qualche volta”, cioè per meno della metà del tempo. Il 2,0 per cento lo ha fatto “per la maggior parte del tempo” e lo 0,8 per cento indica la casa come proprio “esclusivo luogo di lavoro”. Sommando le tre risposte positive si arriva all’8,2 per cento. Le due risposte più intense, “almeno la metà del tempo” ed “esclusivo”, valgono insieme il 2,8 per cento degli occupati e descrivono chi lavora da casa per la maggior parte del tempo.
L’ultima categoria, casa come unico luogo di lavoro, è la più ambigua perché raccoglie sia dipendenti completamente da remoto sia autonomi e professionisti che hanno lo studio in casa. Incrociando con la posizione professionale, il 41 per cento di chi sceglie questa risposta è dipendente e il 59 per cento autonomo. I “full remote” italiani propriamente detti, cioè i dipendenti che non si recano mai in ufficio, sono quindi circa lo 0,4 per cento degli occupati, intorno alle 90 mila persone. Sulla categoria più popolata, “almeno la metà del tempo”, l’indagine non scende invece nel dettaglio e tiene insieme chi lavora da casa tre giorni a settimana e chi ne lavora cinque.
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(Foto di David L. Espina Rincon su Unsplash)
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