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Un nuovo rapporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) offre una panoramica sui mercati mondiali della carne nel 2024, delineando un quadro di crescita dell’attività economica. Secondo il rapporto Meat Market Review: overview of global market developments in 2024, la produzione mondiale di carne è aumentata, il volume degli scambi commerciali ha registrato una ripresa significativa e i prezzi internazionali della carne sono aumentati costantemente.

Nel 2024, la produzione mondiale di carne è aumentata dell’1,7%, raggiungendo i 379 milioni di tonnellate. Questa crescita è stata in gran parte attribuita alla riduzione dei costi dei fattori produttivi per i produttori, come i prezzi più bassi dei mangimi e dell’energia rispetto agli anni precedenti. L’aumento è stato guidato principalmente dal pollame, che ha registrato un incremento del 2,6% della produzione, seguita dalla produzione di carne bovina, cresciuta del 2,8%. La produzione di carne ovina (pecora e agnello) è cresciuta in misura limitata, mentre la produzione di carne suina è rimasta sostanzialmente stabile.

Anche il commercio globale di carne e prodotti a base di carne ha registrato una ripresa nel 2024, con un aumento del 4,7% a 42,5 milioni di tonnellate, dopo due anni consecutivi di contrazione. Questa ripresa è stata sostenuta dall’attenuazione della pressione dell’inflazione e dal maggiore potere d’acquisto dei consumatori in diverse parti del mondo. La domanda da parte delle economie sviluppate, che devono far fronte a limitazioni dell’offerta interna, ha contribuito all’aumento delle importazioni. L’espansione ha riguardato tutte le categorie di carne, con il commercio di carne bovina che ha registrato l’aumento più significativo, con un incremento del 9,8%. Le esportazioni di carne ovina sono aumentate del 7,5%, mentre il commercio di carne suina e di pollame ha registrato un incremento.

La combinazione di una forte domanda internazionale che supera la crescita dell’offerta ha contribuito all’aumento dei prezzi globali della carne. L’Indice FAO dei prezzi della carne ha registrato una media di 117,3 punti nel 2024, con un aumento del 2,8% rispetto all’anno precedente. I prezzi della carne ovina hanno registrato l’aumento più consistente (9,1%), seguiti da quelli della carne bovina (6,7%) e della carne di pollame (1,5%). La carne suina è stata l’unica eccezione, con un indice dei prezzi in calo del 2,0%, a causa della debolezza della domanda di importazioni nei mercati asiatici, in particolare in Cina, e dell’ampia offerta. Per quanto riguarda la carne bovina, la forte domanda da parte dei principali importatori, come gli Stati Uniti, ha contribuito all’aumento dei prezzi.

L’espansione della produzione di carne ha riguardato anche l’Europa. Gli aumenti sono stati trainati principalmente dall’incremento della produzione di carne suina e di pollame, mentre quella di carne bovina ha registrato aumenti minori. In particolare, nell’Unione Europea, la produzione di carne suina ha registrato una ripresa dopo due anni di calo, grazie alla riduzione dei costi dei mangimi e all’aumento del numero di macellazioni. Anche la produzione di carne di pollame nell’UE è aumentata, grazie alla riduzione dei costi dei mangimi e alla forte domanda dei consumatori. Stesso discorso per la carne bovina, grazie all’aumento dei tassi di macellazione. Tuttavia, la produzione di carne ovina è diminuita nell’UE, principalmente a causa di fattori quali la riduzione del gregge ovino, le condizioni meteorologiche avverse e le malattie animali. Per quanto riguarda il commercio, mentre le esportazioni di carne di pollame dell’UE sono aumentate, quelle di carne suina e ovina sono diminuite.

È fondamentale ricordare che il consumo di carne non è solo una questione economica. Ogni decisione di produrre, commerciare o consumare carne comporta rilevanti implicazioni etiche, ambientali e sanitarie che esulano da queste analisi di mercato. L’aumento della produzione globale di carne ha conseguenze sul benessere degli animali, contribuisce in modo significativo alle emissioni di gas serra e alla pressione sull’uso del suolo e si collega ai dibattiti sulla salute pubblica in merito a dieta e malattie. Tutti questi fattori rendono la scelta di mangiare più o meno carne tutt’altro che neutrale.

(Foto di Neil Bates su Unsplash)

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