Il mondo sta affrontando una crisi energetica e la minaccia sempre più grave del riscaldamento globale, in gran parte causata dalla nostra dipendenza dai combustibili fossili. Se da un lato l’obiettivo di raggiungere zero emissioni nette di anidride carbonica entro il 2050 è fondamentale, dall’altro richiede una soluzione energetica completa che vada oltre la semplice produzione di elettricità, per affrontare le esigenze dei trasporti, del riscaldamento e dell’industria. Secondo Tim Gregory, chimico nucleare e divulgatore, l’energia nucleare rappresenta una risposta cruciale, sebbene spesso fraintesa, in grado di garantire energia affidabile, economica e sostenibile senza emissioni, con capacità che vanno ben oltre la semplice produzione di energia elettrica. Lo scrive nel suo ultimo libro, che si intitola Going Nuclear. In questo articolo riportiamo una sintesi delle sue posizioni esposte all’interno del libro, consapevoli del fatto che ci sono nel dibattito civile, politico e scientifico delle voci più caute o preoccupate rispetto allo sviluppo del nucleare come fonte di energia.
Il percorso verso lo sfruttamento dell’energia atomica, spiega Gregory, ha avuto inizio con la scoperta, da parte di Henri Becquerel, della radioattività intrinseca dell’uranio, termine successivamente coniato da Marie Curie. Ciò ha portato a scoperte rivoluzionarie, come la comprensione della fissione nucleare da parte di Lise Meitner e Otto Frisch e la creazione, da parte di Enrico Fermi, della prima reazione nucleare a catena autosufficiente nel 1942, dando inizio all’era atomica.
Le centrali nucleari moderne generano elettricità controllando il calore prodotto dalla scissione degli atomi di uranio. A differenza delle energie rinnovabili intermittenti, come l’eolico e il solare, che necessitano di un supporto fossile a causa della loro inaffidabilità, le centrali nucleari garantiscono una produzione elevata e costante. Ciò, sostiene Gregory, rende l’energia nucleare essenziale per l’elettrificazione della società e per la produzione di idrogeno verde, entrambi fondamentali per la decarbonizzazione.
Le preoccupazioni sull’energia nucleare derivano spesso dai timori relativi alla sicurezza, alle scorie e ai costi. Tuttavia, il record di sicurezza del nucleare, anche considerando incidenti gravi come quelli di Chernobyl e Fukushima, è paragonabile a quello dell’energia eolica e solare ed è più sicuro rispetto ai combustibili fossili o alle biomasse. Le vittime dirette delle radiazioni causate da questi incidenti sono state poche, mentre gli impatti più ampi sono derivati da problemi di salute mentale e dall’aumento dei decessi causati dal ricorso a fonti di energia più inquinanti. Gran parte della paura delle radiazioni è infondata, spiega Gregory, dato che la radiazione naturale di fondo è spesso superiore alle dosi derivanti dalle attività nucleari.
I rifiuti nucleari, sebbene altamente radioattivi, sono in quantità minima e diminuiscono nel tempo. Soluzioni permanenti, come il deposito geologico profondo finlandese Onkalo, garantiscono la sicurezza dei rifiuti ad alto livello per millenni. È fondamentale sottolineare che il combustibile esaurito è sempre più considerato una risorsa preziosa, non un rifiuto. Le tecnologie, come i reattori autofertilizzanti, possono riciclarlo trasformando l’uranio-238 e il torio-232 in nuovo combustibile fissile, estendendo così le riserve globali di energia nucleare e permettendo di alimentare il mondo in modo pulito per quasi mille anni.
Dal punto di vista economico, i reattori modulari di piccola taglia (SMR) di nuova generazione promettono una significativa riduzione dei costi di costruzione, dei tempi e dell’impatto ambientale rispetto alle tradizionali centrali di grandi dimensioni, garantendo al contempo il riscaldamento a emissioni zero per uso industriale. I giganti della tecnologia stanno già investendo negli SMR per i loro data center ad alto consumo energetico.
Al di là del suo ruolo nell’ambito dell’energia, la scienza nucleare si rivela uno strumento versatile. In campo medico, permette di eseguire scansioni precise per la diagnosi dei tumori e radioterapie mirate, utilizzando isotopi specifici per distruggere le cellule maligne.
La scienza forense nucleare utilizza tecniche avanzate per tracciare i materiali radioattivi e risolvere crimini come l’avvelenamento di Litvinenko, nonché per localizzare fonti radioattive perdute. Infine, la tecnologia nucleare alimenta sonde spaziali come Voyager tramite batterie nucleari e, in futuro, potrebbe consentire l’insediamento umano sulla Luna e su Marte, grazie a reattori compatti e razzi nucleari. La scienza nucleare, conclude Gregory, offre dunque un percorso razionale e ottimistico verso la prosperità umana e la salvaguardia dell’ambiente.
(Foto di Jakob Madsen su Unsplash)
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