Skip to main content

Quando sono stati annunciati i premi Nobel 2025, è emersa una tendenza vecchia quanto il premio stesso. Il vincitore del premio per la chimica, Richard Robson, è nato nel Regno Unito, ma ora vive in Australia, mentre il co-premiato Omar Yaghi, nato in Giordania, risiede negli Stati Uniti. Anche due dei vincitori del premio per la fisica sono migranti: Michel Devoret, nato in Francia, e John Clarke, nato nel Regno Unito, vivono entrambi negli Stati Uniti. Dal 2000, riporta un articolo su Nature, 63 dei 202 vincitori del premio per la scienza hanno vinto il premio mentre vivevano al di fuori del loro paese di nascita. Questa tradizione ha radici profonde e riecheggia i viaggi di icone come Albert Einstein, che lasciò la Germania, e Marie Skłodowska-Curie, che lasciò la Polonia per condurre il suo lavoro altrove.

Il motore principale di questo fenomeno è la ricerca di opportunità scientifiche. Come afferma l’economista Ina Ganguli: “Il talento può nascere ovunque, ma le opportunità no”. Queste ultime consistono nell’accesso alla migliore formazione, alle attrezzature più avanzate e alle comunità di ricerca che si concentrano nei centri scientifici globali. Ad esempio Andre Geim, vincitore del premio Nobel per la fisica nel 2010, è nato in Russia da genitori tedeschi, per poi ricoprire incarichi in Russia, Danimarca, Regno Unito e Paesi Bassi. La sua esperienza rappresenta il modo in cui le menti più brillanti sono attratte dai luoghi in cui possono testare e realizzare le proprie idee, a prescindere dai confini nazionali.

Gli Stati Uniti sono stati di gran lunga la destinazione principale di questi scienziati migranti. Dei 63 vincitori che si sono trasferiti, ben 41 vivevano negli Stati Uniti quando hanno ricevuto la fatidica telefonata da Stoccolma. La seconda destinazione più popolare è stata il Regno Unito, che ospitava sette di questi vincitori. Il contesto europeo, tuttavia, rivela uno “scambio di cervelli” più complesso. Nonostante il Regno Unito sia una meta ambita, è anche il più grande esportatore di futuri talenti Nobel: ben 13 scienziati nativi hanno vinto il premio mentre vivevano all’estero. Questo modello si riscontra in tutto il continente: la Germania ha visto partire sei dei suoi futuri vincitori, seguita dal Giappone, dalla Francia e dalla Russia, che ne hanno visti partire quattro ciascuno.

La geografia ci mostra dove si concentrano i talenti, ma i dati ci dicono anche che non tutti i campi scientifici sono ugualmente nomadi. La fisica è il settore che ha registrato la percentuale più alta di vincitori nati all’estero in questo secolo, con il 37%, seguita dalla chimica (33%) e dalla medicina (23%). Secondo la specialista in politica scientifica Caroline Wagner, questa disparità è probabilmente dovuta al fatto che la ricerca fisica di alto livello dipende da attrezzature estremamente costose e rare. I collisori, i telescopi e i rilevatori necessari per la ricerca all’avanguardia sono presenti solo in pochi paesi, costringendo i fisici a trasferirsi dove si trovano gli strumenti.

Questa era di mobilità scientifica di lunga data, tuttavia, deve ora affrontare nuove minacce. I recenti cambiamenti politici, come le norme più severe in materia di immigrazione e i tagli alle sovvenzioni sotto l’amministrazione del presidente Donald Trump negli Stati Uniti (tra cui una nuova tassa di 100 mila dollari per alcune domande di visto di lavoro), stanno creando incertezza a livello globale. Tale tendenza non riguarda solo gli Stati Uniti: l’Australia ha limitato il numero di studenti internazionali che accoglie e il Giappone ha proposto di ridurre loro il sostegno finanziario. Tali restrizioni rallenteranno probabilmente il ritmo della ricerca più innovativa, e secondo Ganguli il risultato potrebbe essere un “esodo di massa simile all’ondata di scienziati che fuggirono dalla Germania dopo la seconda guerra mondiale”. In risposta, paesi come la Francia e il Canada, insieme al Consiglio europeo della ricerca, stanno creando dei programmi per attirare i ricercatori. Tuttavia, Ganguli esprime dubbi sul fatto che gli stipendi offerti siano sufficientemente alti da convincere molti a cambiare bandiera, lasciando così incerto il futuro dei centri di ricerca.

Mentre i vari paesi riconsiderano le loro politiche, le parole di Geim riassumono bene la posta in gioco. “La mobilità avvantaggia tutti. Ogni nuovo arrivato porta con sé idee fresche, nuove tecniche e un approccio diverso a vecchi problemi. I paesi che accolgono questa mescolanza rimangono competitivi”.

(Foto di Kit su Unsplash)

Noi ci siamo

Quando è nata Avis Legnano i film erano muti, l’Italia era una monarchia e avere una radio voleva dire essere all’avanguardia. Da allora il mondo è cambiato, ma noi ci siamo sempre.

Vuoi unirti?

Privacy Preference Center