La proposta di Regolamento sui rimpatri in discussione presso le istituzioni europee prevede che i medici siano tenuti a denunciare le persone senza documenti che si trovino a visitare. Si tratta di una disposizione piuttosto controversa, di cui si parla nell’intervista all’infettivologo Nicola Cocco, membro della Società italiana di medicina per la migrazione, intervistato da OBC Transeuropa.
Mentre i negoziati tra co-legislatori europei sul Regolamento sui rimpatri – l’ultimo pezzo di legislazione europea in materia di migrazione e asilo – procedono spediti a Bruxelles, emergono sempre più evidenti violazioni dei valori dell’Ue di rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto, nel caso in cui questa proposta veda la luce secondo i termini in discussione.
“Quello che viene richiesto a livello europeo è molto grave, perché si tratta di una funzione ancillare del medico rispetto alle forze di polizia che si occupano dell’ambito securitario, vale a dire mettersi a disposizione di funzioni che non hanno niente a che fare con l’attività sanitaria”, è la denuncia di Nicola Cocco, infettivologo e membro della Società italiana di Medicina per la Migrazione (SIMM) e della rete Mai più Lager – No CPR, in un’intervista per OBCT.
La proposta di Regolamento in linea con le politiche migratorie europee sempre più di destra – che potrebbe diventare legge su tutto il territorio dei 27 Paesi membri Ue già in estate – presenta una serie di criticità che Cocco analizza con lucidità.
Dalla possibile introduzione dell’obbligo di denuncia di persone senza documenti da parte dei medici al rischio concreto e prevedibile di situazioni degradanti nei cosiddetti ‘return hubs’, i centri collocati al di fuori del territorio dei 27 Paesi membri dell’UE dove le persone la cui domanda di asilo è stata respinta potrebbero essere inviate prima del rimpatrio.
Alla luce dei dettagli emersi sulla proposta del Regolamento sui rimpatri, i medici rischiano di diventare strumenti di controllo migratorio?
Ogni volta che si chiede ai medici di usare il loro ruolo molto particolare di rapportarsi con il corpo, il dolore, la sofferenza e i fatti della vita e della morte, e utilizzarlo per fini che non hanno al centro il benessere o la cura del paziente, inevitabilmente il medico rischia di diventare un ingranaggio di un sistema che è altro rispetto alla salute.
Senza entrare ancora nel dettaglio della questione della detenzione e delle espulsioni, il punto è proprio che questo approccio rappresenta un tradimento verso il paziente, una persona che affida al medico il proprio corpo.
Ed è anche un tradimento del giuramento di Ippocrate, cioè del dovere deontologico del medico.
Questa cosa in Italia era già accaduta. Nel 2009 in un pacchetto sicurezza proposto dall’allora ministro dell’Interno, Roberto Maroni, era previsto l’obbligo di denuncia delle persone considerate irregolari da parte del personale sanitario in veste di pubblico ufficiale.
All’epoca ci fu una levata di scudi da parte della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, di società scientifiche come la Società italiana di Medicina per la Migrazione. I medici scesero in piazza con la campagna “Io curo non denuncio“.
Mi auguro che questa mobilitazione venga replicata, se quanto è previsto dal Regolamento sarà poi effettivamente implementato in ambito legislativo.
Credo che si debba scendere in piazza anche solo per la proposta e il suo impatto sul piano culturale, perché va a ledere il diritto alla salute delle persone migranti e la deontologia professionale dei medici.
Continua a leggere su OBC Transeuropa
(Image da rawpixel.com)
Col sangue si fanno un sacco di cose
Le trasfusioni di sangue intero sono solo una piccola parte di ciò che si può fare con i globuli rossi, le piastrine, il plasma e gli altri emocomponenti. Ma tutto dipende dalla loro disponibilità, e c’è un solo modo per garantirla.
