Skip to main content

Il Giorno della memoria rischia di essere solo una vuota celebrazione? Lo storico Gianni Sofri, che ne ha scritto su Aula di Lettere, ne riconosce limiti e imperfezioni, ma difende anche l’utilità e l’importanza di un momento di profonda riflessione.

Nel luglio 2000, su iniziativa di cinque parlamentari, appartenenti a diverse forze politiche, venne votata una legge che istituiva il Giorno della Memoria. I suoi due primi articoli recitano:

Art. 1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Art. 2. In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere. […].

Grazie anche all’istituzione di quel Giorno, e alla diffusione di varie iniziative nelle scuole (e non solo), oggi gli italiani sanno mediamente molto di più della più grande tragedia del secolo scorso. Da questo punto di vista, quell’iniziativa parlamentare ha contribuito fortemente all’accelerarsi di un processo che aveva avuto inizio alcuni anni prima, dopo un lungo silenzio. Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, infatti, la conoscenza della Shoah, dello sterminio cui erano andati incontro, nei campi organizzati dai nazisti, dai cinque ai sei milioni di ebrei (ma anche di rom, omosessuali, oppositori e deportati politici) aveva assai stentato a farsi strada nell’opinione comune.

Continua a leggere su Aula di Lettere

(Foto di fedewild su flickr)

Può funzionare ancora meglio

Il sistema trasfusionale italiano funziona grazie alle persone che ogni giorno scelgono di donare sangue, per il benessere di tutti. Vuoi essere una di quelle persone?

Si comincia da qui

Privacy Preference Center