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Da anni, la biomedicina cerca di isolare le caratteristiche cellulari dell’invecchiamento e di sviluppare tecniche in grado non solo di rallentarle, ma anche ‒ in parte ‒ di invertirle. Ne scrive Il Tascabile.

Esiste un ramo della cosmetica di lusso che promette di intervenire sulla longevità cellulare. Tra i prodotti di punta, una crema all’estratto di peonia dal costo superiore ai tremila euro per cento millilitri. Non viene presentata come un semplice cosmetico, ma come un vero trattamento farmacologico: agisce – si legge ‒ sulla matrice extracellulare, ripristinando l’equilibrio dei tessuti e riportando la pelle a uno stato più giovane. Il tempo non si nasconde, si tratta. E davanti alla promessa di tornare indietro, l’investimento non sembra più così eccessivo.

Negli ultimi anni, il concetto di skin longevity si è affermato come uno tra i trend più significativi nel settore beauty di fascia alta. Le strategie antietà non si limitano più a voler cancellare rughe e segni del tempo, ma promettono di intervenire prima che compaiano, agendo sui meccanismi profondi dell’invecchiamento cutaneo. La pelle smette di essere una superficie da migliorare e diventa una struttura vivente da mantenere in equilibrio. Le formulazioni più avanzate combinano principi attivi funzionali con ingredienti preziosi come oro, caviale, polvere di diamante o zafferano. Ne risulta un’immagine ambigua e potente, tra cosmetico e trattamento, tra lusso e scienza. Il messaggio è chiaro: non trasformare, ma conservare; non correggere, ma prevenire. In fondo, la skin longevity sembra dare adito all’antico sogno di rimanere – e non soltanto sembrare ‒ giovani il più a lungo possibile.

Il mercato della longevità cosmetica è florido e in espansione. Secondo il Rapporto annuale 2024 di Cosmetica Italia, nel solo segmento della cura del viso, le creme antiage rappresentano la prima sottocategoria per valore, con un giro d’affari pari a 698 milioni di euro nel 2023. Una cifra che da sola copre oltre un quarto del mercato skincare e che, rispetto all’anno precedente, segna una crescita del 6,9%.

Alcuni tra gli ingredienti che trovano spazio nei cosmetici di fascia premium ‒ peptidi biomimetici, enzimi epigenetici, molecole antiglicazione – sembrano richiamare la lingua parlata nei laboratori di biologia molecolare. Ma nei centri di ricerca si muovono processi ben più ambiziosi.

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(Foto di Anita Jankovic su Unsplash)

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