L’equilibrio tra buone notizie e cattive notizie è sempre difficile da mantenere. Ogni testata ha la propria linea editoriale e decide quale visione del mondo proporre ai propri lettori. Anche su ZeroNegativo ci poniamo spesso il problema, anche se la nostra scelta è sempre più orientata all’obiettivo di suscitare una riflessione, piuttosto che proporre una tesi. Del resto ciò che accade nel mondo è costituito da questioni complesse, difficili da ricondurre apertamente alle dicotomie di bene/male, giusto/sbagliato. Come nello yin e yang della filosofia cinese, ogni termine di paragone contiene un germe del suo opposto.
Nelle grandi testate le scelte sono dettate soprattutto dalle preferenze che si presume (o, nel caso del web, si verifica) interessino maggiormente i lettori. C’è un problema di attenzione, per cui la notizia di una strage (soprattutto se vicina geograficamente) colpisce maggiormente (e resta più a lungo nella sua memoria) rispetto a una grande scoperta scientifica (per esempio i progressi fatti nei trapianti di organi). Nel lettore agisce anche il cosiddetto confirmation bias, ossia un meccanismo mentale che ci porta a dare più attenzione (e più credito) alle notizie che confermano le nostre convinzioni. Quando ci troviamo davanti un’informazione che va contro al nostro sentire, tendiamo a essere diffidenti, a fare ulteriori ricerche per capire se possiamo fidarci, fino ad attivare (in alcuni casi) un circolo vizioso per cui una notizia che contraddice le nostre convinzioni ha l’effetto di rafforzarle. Sono dinamiche molto difficili da prevedere e di cui spesso ognuno di noi non è consapevole. Tutto questo è un problema quotidiano per chi si occupa di informazione. Anche a causa della moltiplicazione di fonti di informazione portata da internet, le grandi testate hanno la necessità di catturare l’attenzione del lettore continuamente, per fare in modo che questi non sia portato a orientarsi altrove.
Come ha scritto recentemente Annamaria Testa su Internazionale, si tende ad amplificare il meccanismo della straordinarietà: «L’ideale sarebbe avere breaking news cinque volte al giorno. Ma tutto ciò, da una parte, genera assuefazione, e “assuefazione” significa perdita d’interesse: qualcosa di assai pericoloso per i mezzi d’informazione. Dall’altra, chiede di essere bilanciato da dosi altrettanto massicce di fatterelli sempre più leggeri e rassicuranti». Tra le “cattive notizie sorprendenti” e i “fatterelli” frivoli manca un intero strato di potenziali notizie, ossia le buone notizie importanti. Di certo siamo tutti consapevoli del fatto che complessivamente oggi si sta meglio rispetto a 50 anni fa o un secolo fa. Ma come per qualunque cosa, ognuno di noi è portato a pensare ai rapporti che percepisce tra situazioni diverse. Per dirla in maniera banale, se oggi piove a dirotto comunque mi bagnerò, anche se complessivamente ci trovassimo in una fase storica di grande siccità. Allo stesso modo, l’attenzione si sposta più facilmente sul fatto che, per esempio, i giovani oggi hanno meno certezze e tutele dei propri genitori. Molto meno probabile che ci si concentri spesso sul fatto che i loro nonni magari hanno dovuto affrontare il secondo Dopoguerra e dunque il problema quotidiano era mangiare, piuttosto che realizzarsi e raggiungere l’indipendenza economica.
Tornando alle notizie, non nascondiamo che scorrendo le pubblicazioni di ZeroNegativo ci siamo trovati più spesso a parlare di questioni critiche, che sbrigativamente si potrebbero etichettare come cattive notizie. Non per questo possiamo definirci pessimisti o vogliamo dare una visione cupa del mondo. Semplicemente, ci sembra più utile proporre riflessioni su cose che non vanno come dovrebbero o che potrebbero andare meglio, piuttosto che su ciò che già funziona. L’accesso alle notizie è molto semplice sul web, non ci illudiamo che veniate su ZeroNegativo aspettandovi le breaking news. Puntiamo piuttosto alle breaking views, ossia un punto di vista (o anche diversi, confrontati) alternativo a quelli che potete leggere sulle testate più grosse. Oppure ci proponiamo di completare la notizia, aggiungendo dettagli a ciò che talvolta viene presentato come troppo coerente e monolitico sui media.
Chiudiamo citando due buone notizie, per l’appunto, mostrando però come dietro di esse si nascondano dettagli che le rendono più complesse (ricordate yin e yang?). La prima riguarda il disegno di legge per fermare la cementificazione del suolo in Italia. Secondo chi ha presentato il testo (ancora in fase di votazione in Parlamento), questo dovrebbe azzerare il consumo di suolo entro il 2050. Secondo le oltre mille organizzazioni che compongono il Forum nazionale “Salviamo il paesaggio – Difendiamo i territori”, o il testo sarà migliorato o, piuttosto che fare ulteriori danni è meglio fermare ora l’iter della legge. L’altra potenziale buona notizia è che il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica), ha autorizzato un piano di investimenti da 3,5 miliardi per ricerca e cultura. Leggiamo però su Left che, secondo Giorgio Parisi, fisico e scienziato di livello internazionale, «I mitici 2.500 milioni sono il finanziamento del Piano nazionale della ricerca, che bisogna fare ogni tre anni. Il Piano precedente era di 2.700 milioni. Abbiamo quindi un taglio di 200 milioni, senza contare l’inflazione». Alla fine, pensiamo che continueremo a scegliere le notizie in base alle possibilità di riflessione che suscitano in noi, piuttosto che dividerle semplicisticamente in buone e cattive.
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