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Negli ultimi tempi, in mezzo alla tanta disinformazione che accompagna il racconto dell’invasione su larga scala della Russia in Ucraina, si è parlato di un legame tra l’aumento dei prezzi del cibo e il sostegno a quest’ultima. Le cose sono più complesse, come spiega un articolo su Valigia Blu.

Nel corso degli ultimi anni il tema dell’inflazione è stato al centro del dibattito pubblico. Il tasso di inflazione nell’eurozona ha avuto una crescita tra il 2021 e la fine del 2022, arrivando a toccare il 10 per cento su base annua. Dal 2023 invece si è assistito a una decelerazione dell’aumento dei prezzi fino ad arrivare, nel 2024, intorno al target del 2 per cento.

Per quanto l’inflazione sembri oggi sotto controllo, gli effetti che ha avuto sui cittadini e le cittadine sono ancora persistenti. In parte, questo deriva dal fatto, quando si guarda all’inflazione, si è interessati al tasso di crescita dei prezzi. Questo significa che, se il tasso di inflazione è al 2 per cento, i prezzi non stanno scendendo: i prezzi stanno semplicemente crescendo meno rispetto agli anni passati. Ma, al di là delle spiegazioni tecniche, c’è il costo pagato in termini di potere d’acquisto.

In particolare, nel corso delle ultime settimane, nel nostro paese si è tornato a discutere dell’incremento del costo dei beni alimentari. Nella Nota sull’andamento dell’economia italiana pubblicata da ISTAT qualche giorno fa, è presente un focus sulla crescita del costo di questi beni.

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(Foto di Melanie Vaz su Unsplash)

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