Oltre alle macerie e alle vittime dirette, le guerre provocano un altro danno: una catastrofe sanitaria che miete silenziosamente milioni di vite anche molto tempo dopo la fine dei combattimenti. Ed è bene ricordare che, sebbene siano i soldati a combattere, sono le popolazioni civili a subire sempre più le conseguenze della guerra moderna. L’Organizzazione mondiale della sanità stima che, dalla seconda guerra mondiale, circa il 60% delle vittime dei conflitti siano state civili, un dato che evidenzia chiaramente come i non combattenti siano colpiti in modo sproporzionato.
Oltre alla violenza immediata, spiega un editoriale pubblicato su Frontiers in public health, i conflitti scatenano un’ondata devastante di conseguenze indirette sulla salute. Il collasso dei sistemi sanitari, la distruzione delle infrastrutture vitali, gli sfollamenti di massa e l’accesso limitato alle cure si combinano per creare una crisi di mortalità che spesso supera il numero delle vittime dirette. Un’analisi sistematica pubblicata su The Lancet ha rilevato che i conflitti tra il 1990 e il 2017 hanno causato circa 29 milioni di morti in eccesso a causa di questi effetti indiretti, come malattie contagiose, malnutrizione e mancata assistenza sanitaria materna e infantile. Questo bilancio è il risultato diretto del carattere mutevole dei conflitti moderni, che facilitano la distruzione diffusa e a distanza.
Sono due le caratteristiche fondamentali che definiscono la guerra contemporanea e contribuiscono a questa devastazione: l’uso di tecnologie sofisticate e a distanza, come i droni, e il commercio di armi. Questi fattori separano l’atto violento dalla percezione delle sue conseguenze, riducendo il senso di responsabilità morale per le sue conseguenze. Il mercato globale delle armi è una potente forza economica, con gli Stati Uniti che dominano le esportazioni. Anche paesi europei Francia, Germania, Regno Unito e Italia sono stati tra i principali esportatori mondiali (l’Italia ha rappresentato il 4,8% del mercato globale nel periodo 2020-2024). L’invasione russa dell’Ucraina ha ulteriormente alimentato questo settore, facendo registrare un aumento del 155% delle importazioni europee di armi nel periodo 2020-2024 rispetto ai quattro anni precedenti.
A Gaza, spiega l’editoriale, la pressione sulle infrastrutture sanitarie è diventata talmente estrema che il reparto ortopedico dell’ospedale Al-Aqsa Martyrs’ Hospital è stato sommerso da pazienti traumatizzati, al punto da dover riadattare le sale operatorie ostetriche e ginecologiche per la chirurgia traumatologica. La situazione delle popolazioni sfollate è altrettanto grave, dalle condizioni di vita inadeguate a Gaza alle barriere all’assistenza che devono affrontare i rifugiati ucraini sparsi in tutta Europa. La guerra compromette sistematicamente anche le misure di prevenzione sanitaria, favorendo l’insorgere di epidemie di malattie come la poliomielite e il morbillo, a causa dell’interruzione delle campagne di vaccinazione, in paesi come la Siria e l’Afghanistan. L’uso delle necessità di base come arma è diventato una caratteristica dei conflitti: i giudici della Corte penale internazionale hanno infatti trovato motivi ragionevoli per ritenere che i funzionari israeliani abbiano utilizzato la fame come strumento di guerra a Gaza. Il trauma psicologico della guerra si irradia anche oltre i confini, come dimostra l’aumento dei sintomi depressivi in Lituania a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina. Queste situazioni individuabili in diverse zone di conflitto sottolineano l’urgente necessità che la comunità della sanità pubblica guardi oltre il trattamento delle ferite di guerra e si occupi delle sue cause profonde.
Secondo gli autori, non è dunque sufficiente mitigare gli impatti della guerra sulla salute; è necessario spostare l’attenzione sulla prevenzione. La comunità della sanità pubblica ha la responsabilità etica e professionale, come stabilito nella Carta di Ottawa per la promozione della salute, di impegnarsi attivamente nella creazione delle condizioni per la pace. Ciò implica affrontare le cause strutturali più profonde dei conflitti, inclusi gli interessi economici dell’industria globale degli armamenti che trae profitto dall’instabilità. Raggiungere una pace sostenibile non è solo un obiettivo politico, ma un imperativo fondamentale per la salute pubblica, essenziale per proteggere la salute delle popolazioni di tutto il mondo.
(Foto di Julia Rekamie su Unsplash)
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