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Le strategie di risposta alle grandi crisi sanitarie raggiungono la massima efficacia quando nascono dall’ascolto e dal coinvolgimento diretto delle comunità locali. L’Organizzazione mondiale della sanità sottolinea la necessità di co-progettare gli interventi di prevenzione insieme alla cittadinanza, richiamando i principi della democrazia sanitaria, cioè l’approccio partecipativo che integra utenti, professionisti della salute e decisori pubblici nella pianificazione e nell’attuazione delle politiche sanitarie. In Italia, durante le fasi più drammatiche della pandemia di COVID-19, il volontariato e il tessuto associativo hanno garantito un supporto fondamentale nell’assistenza e nei soccorsi, pur rimanendo inizialmente ai margini delle scelte strategiche. Come racconta un articolo pubblicato su The Conversation, la battaglia civile e giudiziaria avviata dai familiari delle vittime di Bergamo ha segnato una svolta, trasformando la ricerca di giustizia in una spinta per affermare il ruolo attivo della società civile nella tutela della salute pubblica.

La provincia di Bergamo e la Val Seriana sono state al centro della crisi pandemica in Europa, con un bilancio di oltre 6mila vittime e un sistema di assistenza territoriale andato rapidamente in saturazione. Le fragilità emerse sul campo derivano da un lungo processo di depotenziamento della medicina di base e delle infrastrutture pubbliche, accelerato da politiche d’appalto e tagli alle risorse. La vista dei camion militari impiegati per il trasporto delle bare e l’impossibilità di reperire l’ossigeno terapeutico nelle case hanno spinto le famiglie colpite a organizzarsi nel movimento “Noi Denunceremo”, da cui è nata l’associazione “Sereni e sempre uniti”. Sostenuta da un gruppo di avvocati personalmente segnati da lutti familiari, l’organizzazione ha presentato oltre 700 esposti alla procura di Bergamo. L’inchiesta giudiziaria, affiancata nel 2022 dalla consulenza tecnica del microbiologo Andrea Crisanti, ha analizzato nel dettaglio la catena decisionale e la gestione dell’emergenza da parte delle istituzioni regionali e statali.

Il percorso giudiziario dell’associazione ha portato a rilevanti novità sul piano del diritto sanitario e costituzionale. Nel 2024 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato ammissibile il ricorso presentato dalle famiglie per presunte violazioni dei diritti fondamentali durante la gestione della crisi, un traguardo raggiunto da appena il 5 per cento dei casi esaminati a Strasburgo. Successivamente, il 10 aprile 2025, la Corte di cassazione ha ridefinito i contorni del reato di epidemia colposa per omissione, la fattispecie penale che punisce la diffusione incontrollata di una patologia legata a negligenze, ritardi o omissioni informative dei soggetti responsabili. Su queste basi, il tribunale penale di Roma ha riconosciuto, il 24 marzo 2026, i familiari dell’associazione come parti lese, confermando che il piano pandemico nazionale aveva subito gravi ritardi di aggiornamento dovuti anche ai ridotti stanziamenti economici.

L’impatto di questo percorso va oltre l’aula giudiziaria, influenzando la salute psicosociale e la memoria collettiva delle comunità coinvolte. Le indagini etnografiche condotte sul territorio evidenziano infatti come l’azione associativa abbia offerto alle famiglie uno spazio di condivisione e supporto per elaborare il lutto, trasformando il dolore individuale in un impegno di cittadinanza attiva. La presenza costante di centinaia di aderenti durante le udienze sottolinea la forza della partecipazione comunitaria, un elemento capace di sollecitare la trasparenza amministrativa e rafforzare la responsabilità pubblica.

La ridefinizione penale dell’epidemia colposa attraverso l’inazione amministrativa stabilisce un precedente di rilievo internazionale. La possibilità di valutare sul piano legale i ritardi organizzativi e le carenze nella pianificazione preventiva fornisce alla collettività una leva per sollecitare investimenti nella preparazione alle emergenze. Trarre insegnamento da questa vicenda favorisce la ricostruzione della fiducia tra i cittadini e il servizio sanitario nazionale, riaffermando l’importanza di una prevenzione strutturata e tempestiva a garanzia del diritto alla salute.

(Foto di Bruno Casonato su flickr)

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