Skip to main content

Oggi il sentimento della nostalgia è ampiamente inteso come un’emozione agrodolce: un sentimento di malinconia per il passato che può essere toccante, angosciante, esaltante o tutte queste cose insieme. È un’esperienza sempre più diffusa nella vita moderna, che riguarda i ricordi personali, ma anche fenomeni culturali come i remake dei film e le rivisitazioni di vecchi videogiochi. Secondo molti psicologi contemporanei, gli effetti della nostalgia sono in larga misura positivi e salutari, in quanto la dolcezza supererebbe l’amarezza. Gli esperti suggeriscono che la nostalgia è benefica per la salute mentale, aiutando a dare un significato alla vita. Motivandoci a ricordare il nostro passato, ci permette di unirci al nostro io autentico e di confrontare chi eravamo con chi sentiamo di essere oggi. È considerata anche un’emozione prosociale, in quanto favorisce il riconoscimento di esperienze umane universali come l’infanzia perduta o un passato romantico, aiutandoci ad apprezzare e a relazionarci con i desideri degli altri. Secondo molte ricerche psicologiche, la nostalgia è dunque considerata un adattamento perfettamente naturale e razionale alla perdita insita nella condizione umana.

Questa visione, che può apparire confortante, è in netto contrasto con il modo in cui la nostalgia veniva percepita solo 350 anni fa, come spiega un articolo su Psyche. Per i medici e gli intellettuali della prima età moderna, la nostalgia era considerata una malattia da curare immediatamente, un sintomo potenzialmente fatale. Il termine fu coniato dal medico svizzero Johannes Hofer in una dissertazione medica del 1688. Si pensava che questa “malattia della nostalgia” colpisse principalmente individui spesso in viaggio come studenti, marinai e soldati. Si manifestava con una serie di sintomi debilitanti e malinconici, tra cui insonnia, difficoltà a respirare, perdita dell’appetito e una cupa misantropia. Hofer descrisse l’angoscia inconsolabile del paziente nostalgico quando si soffermava sulla propria patria, un desiderio di ritorno che poteva degenerare in mania, portando al deperimento del corpo e, infine, alla morte per “nostalgia”.

Il rimedio principale proposto per questa malattia era il ritorno in patria. Questo rifletteva la convinzione che la nostalgia derivasse dalla perdita di un legame fisico con il proprio luogo d’origine, con i suoi ritmi, le sue tradizioni e il suo clima. La reintegrazione era considerata la cura necessaria.

Tuttavia, ciò che spaventava Hofer non erano principalmente i sintomi o la cura, ma la sua presunta origine. A differenza di oggi, egli non considerava la nostalgia come un sentimento legato a un rapporto personale con la memoria. Al contrario, egli la attribuiva esclusivamente a una “immaginazione afflitta”. Il desiderio di casa era pericoloso perché la stessa immaginazione che lo alimentava era diventata disturbata e posseduta dalla nostalgia.

Più di un secolo dopo, durante le guerre rivoluzionarie e napoleoniche, la nostalgia divenne un problema per l’esercito francese. I soldati, consumati dalla nostalgia per i loro villaggi di campagna, sperimentavano malinconia, febbre, insonnia, problemi digestivi e infine morte, descritta come “da nostalgia”. Il capo chirurgo Pierre-François Percy fece eco alle idee di Hofer, istruendo i medici dell’esercito a “entrare in sintonia con l’immaginazione del paziente e a reindirizzarla”.

Affascinati dall’idea che un’idea astratta potesse provocare una malattia fisica, una cerchia di intellettuali francesi noti come gli Idéologues indagò sulla nostalgia. Tra i pionieri della psichiatria, come Philippe Pinel, si proponeva una “terapia morale”, che comprendeva le prime forme di terapia della parola e di riabilitazione, e si allontanava dalle punizioni fisiche. In particolare, essi riconcettualizzarono la nostalgia non solo come nostalgia di un luogo fisico (spazio), ma anche come nostalgia di un tempo diverso, considerandola una sfida temporanea per gli individui che si stavano trasformando in soggetti del nuovo Stato repubblicano francese.

Pur essendo radicato in una scienza medica superata, il concetto originale di Hofer offre un modo profondo di considerare il desiderio umano, conclude Psyche. L’etimologia stessa di “nostalgia” evidenzia un curioso divario: “nostos” (patria) legato a “algos” (dolore fisico). Questo scarto tra il dolore fisico e l’oggetto ideale suggerisce una mancanza fondamentale, lasciando intendere che anche i nostri dolori e desideri più profondi potrebbero avere origine “al di fuori” di noi stessi. Ciò solleva una questione filosofica: la nostalgia è un segno del nostro io autentico o, come suggerito dai medici della prima età moderna e da alcuni autori, un “parassita” dentro di noi, una passione aliena che ci guida? Per iniziare a rispondere a questa domanda, forse dobbiamo spersonalizzare la nostalgia, considerandola non solo come un sentimento privato ma come un problema filosofico più ampio sulla natura e sul sentimento della nostalgia.

(Foto di Đào Việt Hoàng su Unsplash)

Ricordati di farlo

Lo sai che puoi destinare il 5 per mille dell’IRPEF all’Avis di Legnano? Basta inserire il nostro codice fiscale al momento della dichiarazione. Useremo i proventi per fare ancora meglio ciò che facciamo da sempre.

È spiegato tutto qui

Privacy Preference Center