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Una nuova, curiosa tendenza sta attraversando i social media, portando con sé un messaggio di saggezza antica che sembra scontrarsi con la frenesia della vita digitale. Si tratta del cosiddetto “nonnamaxxing”, un termine nato su piattaforme come TikTok che invita i più giovani ad adottare lo stile di vita “tipico di una nonna italiana” per migliorare il proprio benessere fisico e mentale. Sebbene il nome possa apparire bizzarro, i principi che lo sostengono – dedicare tempo agli affetti, coltivare la terra e preparare pasti genuini – trovano un solido riscontro nelle ricerche moderne della medicina dello stile di vita, suggerendo che queste abitudini possano non solo aumentare la speranza di vita, ma soprattutto apportare vitalità e qualità agli anni che viviamo.

Uno dei pilastri fondamentali di questo approccio è la cura delle connessioni sociali. La scienza ha ampiamente dimostrato che mantenere legami positivi con amici e familiari è uno dei fattori più determinanti per la salute durante tutto l’arco della vita, come spiega un articolo su The Conversation. Le esperienze condivise agiscono come regolatori emotivi, riducendo lo stress e persino influenzando i processi fisiologici, come la riduzione delle infiammazioni e il miglioramento delle risposte immunitarie. Basta poco: anche piccoli momenti di interazione, come una breve conversazione con il barista o l’ascolto della voce di una persona cara attraverso un messaggio vocale, possono generare un senso di appartenenza e di scopo. La ricerca suggerisce inoltre che la partecipazione a esperienze collettive, come concerti o altri rituali collettivi, favorisca quella che viene definita “effervescenza collettiva”, uno stato di unità e vitalità che rinforza la nostra identità sociale.

Al contempo, il ritorno a pratiche più lente, come il giardinaggio, offre benefici che vanno ben oltre il semplice movimento fisico. Anche se non si possiede un grande orto, l’attività di curare una piccola pianta sul davanzale di una finestra stimola la mente in modo multidimensionale, richiedendo pianificazione, coordinazione e monitoraggio costante. Questo tipo di stimolazione è essenziale per lo sviluppo della cosiddetta riserva cognitiva, ovvero quel capitale di tessuti cerebrali sani che aiuta a proteggere il cervello dai declini funzionali legati all’invecchiamento, riducendo potenzialmente il rischio di malattie neurodegenerative. Insieme a questo, la scelta di preparare pasti in casa rappresenta un altro tassello fondamentale. Gestire autonomamente i propri pasti favorisce un consumo maggiore di fibre, frutta e verdura, limitando al contempo l’apporto di zuccheri e grassi in eccesso. Oltre ai benefici nutrizionali, la cucina casalinga è un’attività che la psicologia positiva riconosce come capace di generare emozioni positive e un senso di realizzazione personale.

Adottare questo stile di vita non richiede cambiamenti radicali o immediati, ma una serie di piccoli passi. Si può iniziare dalle ricette, puntando su piatti che richiamino ricordi d’infanzia, oppure trasformando una semplice passeggiata in un parco in un momento di riconnessione con la natura. Anche l’uso della tecnologia può essere orientato a questo fine, preferendo la chiamata vocale al testo scritto per mantenere viva la profondità del legame emotivo.

Se dunque il termine “nonnamaxxing” potrebbe essere solo l’ennesima moda passeggera destinata a svanire con il prossimo cambio nell’algoritmo, la filosofia che lo sottende è una lezione di resilienza che ha una sua dignità. In un mondo che spesso spinge verso l’isolamento e la velocità, riscoprire l’importanza del tempo lento e della cura per l’altro è una sfida che ci riguarda tutte e tutti, un invito a preservare ciò che di più autentico e umano abbiamo ereditato dal passato.

(Foto di Wycher van Vliet su Pexels)

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