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L’integrazione delle persone immigrate nel mercato del lavoro è una sfida che i paesi ad alto reddito devono affrontare e che è oggetto di un intenso dibattito accademico e politico. Una nuova ricerca pubblicata su Nature ha fatto luce sui principali fattori che determinano le disparità salariali tra immigrati e lavoratori autoctoni in nove paesi europei e nordamericani (tra cui purtroppo non compare l’Italia), offrendo spunti cruciali sia per i responsabili politici che per l’opinione pubblica.

Lo studio ha rivelato che il divario salariale che gli immigrati devono affrontare non è dovuto principalmente al fatto che vengono pagati meno dei lavoratori autoctoni per svolgere lo stesso lavoro presso lo stesso datore di lavoro. Circa tre quarti del divario salariale complessivo tra immigrati e autoctoni deriva invece dal fatto che i lavoratori immigrati sono impiegati in settori, occupazioni e luoghi di lavoro meno retribuiti. Sebbene la disparità salariale all’interno dello stesso lavoro rimanga un fattore importante, rappresentando circa un quarto del divario, il problema principale è la disuguaglianza di accesso alle opportunità di lavoro meglio retribuite. Ciò significa che le politiche incentrate esclusivamente sulla “parità di retribuzione per lo stesso lavoro” potrebbero avere un impatto più limitato sulla riduzione del divario salariale complessivo rispetto alle misure che affrontano i processi di selezione del lavoro.

L’entità di questi svantaggi salariali varia notevolmente da un paese all’altro. Ad esempio, gli immigrati in Spagna registrano una delle maggiori differenze salariali totali, con una media del 28-29% in meno rispetto ai nativi dopo gli adeguamenti di base, analogamente a quanto avviene in Canada. Paesi come la Norvegia, la Germania, la Francia e i Paesi Bassi mostrano che gli immigrati guadagnano il 15-20% in meno rispetto ai nativi. Anche per quanto riguarda il divario retributivo all’interno dello stesso lavoro, che in genere è più ridotto, si riscontrano differenze: gli immigrati in Francia e Spagna guadagnano il 7-9% in meno rispetto ai colleghi autoctoni che svolgono lo stesso lavoro. Al contrario, in Svezia non si riscontra alcuno svantaggio retributivo per gli immigrati che svolgono lo stesso lavoro. Questa variazione tra i paesi evidenzia che, sebbene il meccanismo sia coerente, il suo impatto varia in base ai contesti nazionali.

Un risultato particolarmente incoraggiante riguarda i figli nativi degli immigrati, spesso definiti “seconda generazione”. Queste persone registrano infatti un miglioramento economico sostanziale, con disparità di reddito complessive e all’interno dello stesso lavoro molto ridotte rispetto ai loro genitori nati all’estero. Per loro, le differenze salariali all’interno dello stesso lavoro sono spesso inferiori al 2% in tutti i Paesi in cui sono disponibili questi dati, e in media l’1,1% in tutti i Paesi. Questo processo di assimilazione suggerisce che l’acquisizione di competenze specifiche del Paese, il completamento dell’istruzione nazionale e un migliore accesso alle reti sociali giocano un ruolo fondamentale nel processo di integrazione economica.

Lo studio sottolinea che le politiche dovrebbero dare la priorità alla riduzione della segregazione nel mercato del lavoro. Questo prevede iniziative quali la formazione linguistica, la formazione professionale, i programmi di assistenza nella ricerca di lavoro, il miglioramento dell’accesso all’istruzione nazionale e, aspetto fondamentale, il riconoscimento delle qualifiche ottenute all’estero. Inoltre, sono ritenute importanti anche le politiche mirate a combattere i pregiudizi dei datori di lavoro nelle decisioni di assunzione e promozione. Questi risultati offrono un importante supporto per i dibattiti politici, suggerendo che gli sforzi per colmare il divario salariale tra persone immigrate e native dovrebbero concentrarsi principalmente sulla garanzia di un accesso equo a una gamma più ampia di lavori meglio retribuiti, piuttosto che esclusivamente sulla parità salariale all’interno dei ruoli esistenti.

(Foto di wal_172619 su Pixabay

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