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Il dibattito sulla condizione giovanile in Italia, spesso dominato dall’allarmismo o dalla negazione di problemi reali, richiede un approccio basato su dati granulari e territoriali. Il report Giovani e periferie realizzato da Openpolis assieme a Con i bambini analizza le disuguaglianze che attraversano le città metropolitane, rivelando come la condizione di svantaggio non sia solo geografica, ma sempre più economica, educativa e sociale.

L’obiettivo della ricerca è contrastare la narrativa dell'”emergenza”, dimostrando che il disagio giovanile è un fenomeno strutturale e misurabile, da affrontare con interventi mirati, non uniformi.

Il cuore del problema si annida nella trappola della povertà educativa, un circolo vizioso che lega indissolubilmente il contesto familiare di partenza alle opportunità future. I dati confermano che la povertà assoluta incide in modo più pressante sui minori (il 13,8% dei minori di 18 anni nel 2024 si trova in povertà assoluta, un dato superiore alla media nazionale), con un picco nei comuni centreali delle aree metropolitane, dove il costo della vita è più elevato. Le situazioni di maggiore fragilità si concentrano nel Sud Italia: Catania (6,2%), Napoli (6%) e Palermo (5,8%) registrano la più alta incidenza di famiglie con figli in potenziale disagio economico (nuclei senza componenti occupati o pensionati, con persona di riferimento sotto i 65 anni).

L’Italia resta un paese in cui l’esito scolastico riflette l’estrazione sociale. Non solo si registra la dispersione esplicita (l’abbandono precoce degli studi, sceso sotto il 10% a livello nazionale), ma soprattutto la dispersione implicita. Questo fenomeno riguarda gli studenti che completano il percorso di studi senza raggiungere competenze adeguate. Gli alunni provenienti da contesti socio-economico-culturali inferiori alla media hanno una frequenza di dispersione implicita quasi doppia rispetto ai coetanei più avvantaggiati (9,8% contro 5,3% a livello nazionale). Nelle città del Sud, come Palermo, Napoli e Catania, oltre la metà degli studenti conclude la scuola media con carenze linguistiche e nelle materie di base.

Il dato medio comunale nasconde le differenze più estreme. Il report si spinge ad analizzare le realtà quartiere per quartiere, evidenziando una forte polarizzazione interna alle città. A Palermo, ad esempio, l’area di Brancaccio-Ciaculli raggiunge il 9,9% di famiglie in potenziale disagio economico, il dato più alto in assoluto tra le aree analizzate. Allo stesso modo, l’abbandono scolastico precoce tocca punte del 46,1% nel quartiere di Palazzo Reale-Monte di Pietà.

Questo circolo vizioso si traduce in un alto tasso di Neet (giovani tra 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano). Le città del Sud registrano i valori più elevati tra i capoluoghi metropolitani: Catania con il 35,4%, Palermo con il 32,4% e Napoli con il 29,7%.

L’analisi dimostra che rompere questa trappola richiede interventi non punitivi, ma di potenziamento delle opportunità. Un indicatore chiave è l’accesso al tempo pieno nelle scuole primarie, fondamentale per offrire tempo libero di qualità e presidio sociale. Nelle grandi città del Nord, come Milano e Firenze, la copertura del tempo pieno è molto alta, anche se polarizzata tra le diverse zone. Al contrario, comuni come Reggio Calabria e Palermo registrano alcune delle quote più basse, lasciando migliaia di bambini privi di attività educative e sociali nel pomeriggio, proprio nelle aree in cui il disagio economico è più elevato.

Il report Openpolis sottolinea che questa prospettiva, che tiene insieme il benessere socio-economico, le opportunità educative e l’accesso ai servizi, è l’unico modo per definire politiche pubbliche efficaci. Affrontare la povertà educativa e il disagio giovanile significa, in ultima analisi, investire nell’apertura delle scuole come luoghi di aggregazione e come strumento concreto di riscatto sociale.

(Foto di Ozan Safak su Unsplash)

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